Ottobre rappresenta il mese dedicato al tumore al seno, un tema tanto scottante quando delicato, che andrebbe sicuramente trattato con una notevole sensibilità.

Nata nel 1992 negli Stati Uniti, su iniziativa di Evelyn Lauder, vicepresidente di Estée Lauder Companies, la Campagna Nastro Rosa promossa proprio durante il mese di ottobre ha l’intento di sensibilizzare soprattutto le donne più giovani circa una tra le patologie più diffuse e frequenti nel mondo. Tra le prime cause di mortalità, e più di 13 mila decessi solo nel 2018, il cancro al seno rappresenta il 30,3% di tutti i tumori che coinvolgono la donna.

In occasione del Mese della Prevenzione, a ottobre appunto, milioni di persone in ogni parte del mondo, indossano l’ormai emblematico Nastro Rosa, simbolo di lotta, tenacia e speranza, Allo stesso modo, centinaia di monumenti si illuminano proprio per sottolineare ulteriormente l’importanza della prevenzione e del sostegno della ricerca contro il carcinoma al seno.

Tuttavia, per quanto ottobre risulti un mese davvero significativo e importante in termini di sensibilizzazione rivolta alla patologia e alla relativa diagnosi precoce, i riflettori puntati proprio sul cancro al seno, possono rappresentare la classica “arma a doppio taglio”, specie per chi ha vissuto la malattia in prima persona.

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Si stima che in Italia siano oltre 53mila le donne che ogni anno ricevono una diagnosi di cancro al seno, con una media che equivale a circa 145 diagnosi al giorno. Per quanto le aspettative di sopravvivenza siano aumentate fino all’87%, complici i numerosi progressi legati alla ricerca, chi ha la fortuna di superare con forza una tra le patologie più distruttive, ne esce irrimediabilmente provato e mutato nel profondo.

Per molte pazienti oncologiche, seppur guarite, il mese di ottobre è sinonimo di angoscia e “malessere”: il ricordo di una patologia che ha succhiato via loro linfa vitale, può essere devastante quasi quanto la patologia stessa e, per quanto approvino l’intento di sensibilizzare e il voler rendere le donne più consapevoli circa l’importanza della prevenzione, iniziative seppur lodevoli, spesso sbandierate con  troppo clamore, rischiano inevitabilmente di apparire ai loro occhi, come banali operazioni di marketing che non fanno altro che insinuare la paura costante che il cancro possa loro ritornare, come riporta un articolo pubblicato sul New York Times.

La maggior parte dei tumori al seno viene diagnosticata in pazienti di età pari o superiore a 50 anni: la diagnosi a carico di donne particolarmente giovani, viene associata a una maggiore paura di recidiva, rappresentando al contempo un’ansia comune per i sopravvissuti di tutte le età, la quale tende a essere manifestata in maniera più evidente proprio a causa del clamore dato dalle campagne di sensibilizzazione. Tale fenomeno viene definito dagli psicologi come “effetto anniversario” o “reazione anniversario“, un insieme di inquietanti pensieri o sentimenti che si manifestano, facendosi più acuti proprio in occasione dell’anniversario legato a un’esperienza negativa o provante.

Come ha sottolineato Bri Majsiak, co-fondatrice di The Breasties, un’organizzazione no-profit statunitense in favore delle persone colpite da tumori del seno e di carattere ginecologico, “Il cancro al seno è 365 giorni all’anno, non 31“: questo significa che sarebbe sicuramente più utile promuovere campagne di sensibilizzazione nella lotta contro il cancro al seno 365 giorni all’anno facendo informazione in modo corretto, capillare e costante, senza limitare al solo mese di ottobre le iniziative legate alla prevenzione che, per quanto utili, già a partire dal mese successivo, tendono inevitabilmente a essere poste in secondo piano o peggio ancora dimenticate fino all’anno successivo.

In Italia, secondo quanto riportato dal report “I numeri del cancro in Italia 2020” a cura dell’Associazione italiana registri tumori dell’Associazione italiana di oncologia medica, il tumore al seno resta la neoplasia più frequente: con 54.976 nuove diagnosi in un anno, questo tumore rappresenta il 30,3% di tutti i tumori che colpiscono le donne e il 14,6% di tutti i tumori diagnosticati in Italia. 

Tuttavia, se l’incidenza appare in leggera crescita soprattutto nelle donne più giovani, la mortalità è fortunatamente in diminuzione, pur comparendo come la prima causa di morte per tumore nelle donne. Per quanto ad incidere sullo sviluppo del tumore al seno influisca in percentuale dal 5 al 7% l’ereditarietà, così come l’invecchiamento e la storia famigliare, altri fattori possono essere controllati e talvolta modificati permettendo di prevenirne la comparsa o quantomeno consentirne la diagnosi precoce.

Entra in gioco dunque il ruolo rilevante delle istituzioni così come delle associazioni no-profit che devono farsi portavoce, con costanza e continuità, di un importante messaggio di speranza rivolto alle donne di tutte le età:  sconfiggere il tumore al seno è oggi possibile grazie agli enormi progressi della medicina e della ricerca, tuttavia ancor più basilare è ridurre il rischio che la patologia possa svilupparsi, questo grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce.

Diagnosticare precocemente il tumore al seno permette di contenerne gli effetti, intervenendo in maniera tempestiva, prima che la neoplasia comporti la formazione di metastasi: la mammografia, ad oggi esame tra i più efficaci ed esaustivi in termini di diagnosi tempestiva e precoce. Effettuare controlli periodici può salvare la vita, così come ricordarne la reale importanza 365 giorni all’anno.

Articolo originale pubblicato il 22 Ottobre 2021

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