
Beauty Burnout: quando la pressione estetica diventa ansia patologica
Cosa sapere sul Beauty Burnout, quell'ossessione per la bellezza che deriva da standard estetici irraggiungibili.

Cosa sapere sul Beauty Burnout, quell'ossessione per la bellezza che deriva da standard estetici irraggiungibili.
La routine di bellezza dovrebbe essere un piacere, cioè rappresentare quel momento di una determinata giornata in cui ci prendiamo cura di noi stesse. Ma sempre più spesso per alcune donne non è più così: è in questo che consiste il fenomeno del Beauty Burnout. Una premessa però è d’obbligo: ci riferiamo alle donne perché non esiste ancora uno studio o una statistica sul tema, ma si ritiene che il problema sia soprattutto femminile. Ciononostante ci permettiamo di ipotizzare che esista anche una fetta di uomini che risentono del problema, dacché i trattamenti estetici non sono appannaggio di un solo genere, cis o trans che sia.
Come si legge in un articolo apparso su DazedDigital, il Beauty Burnout è una sensazione perenne di esaurimento connessa con la routine di bellezza. I sintomi per riconoscerla sono:
Una delle cause del fenomeno risiede nell’esperienza sempre più totalizzante dei social media, che propongono immagini di perfezione estetica, di felicità e di benessere economico fuori dalla portata della maggior parte delle persone. Ma uno standard di bellezza è qualcosa di irreale – così come lo sono tutte le altre cose che vengono ostentate sui social network – e cercare di aderirvi significa rincorrere un unicorno. Il problema non è che non sia un fatto risaputo, è che si innescano delle dinamiche di corsa allo standard nonostante sia appunto un fatto noto. In altre parole, vogliamo essere come le influencer, nonostante sappiamo bene che la loro bellezza forse non sempre è reale.
Sicuramente durante il lockdown per il Covid-19 hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, ma una volta tornate fuori dalle nostre case tutto è cambiato. Tra le donne che soffrono per la pressione estetica ci sono soprattutto le donne africane o afrodiscendenti, che avvertono da parte della società un’esigenza di conformazione all’ideale estetico europeo o comunque caucasico.
Da sempre, purtroppo, le donne sono sottoposte a questo tipo di pressioni e stereotipi. Quante volte è richiesta la bella presenza per il lavoro di una donna e quante per quello di un uomo? L’educazione e l’istruzione non cambiano il paradigma: l’estetica viene ritenuta comunemente una caratteristica più importante di esperienza e competenza, soprattutto per le donne. È una lotta impari e si è molto lontani dal vincerla, nonostante si cerchi di abbattere gli stereotipi di genere in ogni modo.
Come detto, questa situazione si concretizza con il tradursi del fenomeno in ansia e depressione, due malattie mentali che creano un circolo vizioso con il Beauty Burnout stesso: stiamo male se usciamo di casa, per cui finiamo per sentirci sempre inadeguate e per niente pronte ad affrontare il mondo. E quando lo facciamo, spendiamo gran parte delle nostre finanze in trattamenti forse anche inutili, ma il cui fine dovrebbe essere il benessere, che invece manca.
L’unico modo per rispondere a una problematica di tipo psicologico è rivolgersi a uno psicoterapeuta o una psicoterapeuta. È possibile che entriate in analisi, individualmente o in gruppo: quest’ultima soluzione potrebbe essere molto d’aiuto. Confrontandosi alla pari con altre donne si attenuerebbe il senso di solitudine e incomprensione che il Beauty Burnout porta inevitabilmente con sé.
Uno dei risvolti positivi della psicanalisi è che si approderà all’accettazione del proprio corpo e del proprio volto. Ovvero essere body positive, qualcosa che dovrebbe essere comune: dobbiamo comprendere che ognuna di noi, nella propria unicità, è bellissima, anche se non rispetta quello standard diffuso dai media. I cosmetici e i trattamenti vanno bene, ma non devono diventare un’ossessione. Bisogna compiere un percorso per arrivarci, e la psicologia è di grande aiuto, ma è anche un percorso necessario.
Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
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