diredonna network
logo
Stai leggendo: Correre rallenta l’invecchiamento del cervello

"Ho 30 anni, sono single e ho paura di rimanere sola"

"Sono troppo timida e la cosa è diventata un problema"

"Come posticipare il ciclo in vista delle nozze"

"Ho perdite bianche prima del ciclo: è normale?"

"Posso perdere la verginità durante la visita ginecologica?"

5 cose che solo un'ipocondriaca può capire

Voce rauca: cose che dice sul tuo stato di salute

Dieta ingrassante: quali alimenti devo mangiare?

Dieta detox: "Non voglio perdere peso ma vorrei purificare il mio corpo"

Vaccini, Piero Angela: "Le persone tendono ad avere un pensiero magico"

Correre rallenta l'invecchiamento del cervello

Correre rallenta l'invecchiamento del cervello. Questa nuova scoperta è molto importante nelle ricerche in ambito neurologico e sicuramente darà risvolti positivi nell'eterna ricerca dell'elisir di giovinezza.
(foto:Web)
(foto:Web)

Correre come elisir di eterna giovinezza.
Quest’attività fisica fa bene all’organismo e rallenta anche l’invecchiamento del cervello.
Questo il risultato di un test condotto su alcuni topi nell’istituto di biologia cellulare del Consiglio Nazionale.

Secondo gli scienziati, questa scoperta è un traguardo importante nell’ambito della medicina rigenerativa del sistema nervoso centrale. Finora era noto “soltanto” che l’esercizio fisico porti benefici favorendo la produzione di nuovi neuroni.
Correre ora si sa che stimola anche la produzione di cellule staminali, rallentando il processo dell’invecchiamento del cervello, aiutando anche la memoria.
I test sono stati condotti su topi privi del gene chiamato Btg1, che in condizioni normali agisce come un freno alla proliferazione delle cellule staminali.
Osservando gli effetti prodotti sui topi si è arrivati alla conclusione che:

“nel cervello adulto un esercizio fisico aerobico come la corsa blocca il processo di invecchiamento e stimola una massiccia produzione di nuove cellule staminali nervose nell’ippocampo, aumentando le prestazioni mnemoniche”.

Uno studio condotto in collaborazione con il dott. Cestari dell’Università Sapienza di Roma.

Tutto ciò avrà implicazioni molto importanti per la prevenzione dell’invecchiamento e della perdita di memorie ippocampo-dipendenti.