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Singhiozzo, a cosa serve e i segnali che ci lancia

Si verifica per la contrazione involontaria del diaframma, seguita dalla chiusura della glottide: è il singhiozzo. Ecco a cosa serve e perché si manifesta.
singhiozzo

Il termine medico specifico è flutter diaframmatico sincrono (FDS), dal latino singultus, ma altro non è se non il singhiozzo. Si verifica a causa della contrazione involontaria del diaframma (la membrana che separa la gabbia toracica dall’addome). A questa fa seguito una brusca chiusura della glottide (spazio corrispondente all’imbocco delle vie aeree). Proprio questa chiusura genera quel piccolo rumore caratteristico, una sorta di ‘hic’.

Generalmente questo disturbo passa da solo dopo qualche minuto, tuttavia può succedere che la durata si protragga più del normale, anche diverse ore o addirittura giorni. In quel caso diventa indispensabile il consulto di un medico perché il singhiozzo cronico e persistente potrebbe essere sintomo di altre patologie.

Cause del singhiozzo

Il singhiozzo compare per diversi motivi:

  • quando si mangia molto velocemente o troppo, incamerando più aria del dovuto;
  • in seguito al calo della pressione o dell’ossigeno nel sangue;
  • bruschi sbalzi di temperatura, sia esterni che degli alimenti ingeriti (prima una una bevanda bollente e poi una gelata);
  • eccessiva ingestione di alcolici;
  • episodi legati all’emotività, quando ad esempio ci si trova in forte disagio e si ingoia una quantità di aria superiore al normale.

Come far passare il singhiozzo

  • Non è una leggenda metropolitana: uno dei metodi è il classico spavento. Infatti una sorpresa può scombussolare il nervo vago e farlo cessare;
  • l’apnea è un metodo dall’origine antichissima: trattenere il respiro per quindici secondi circa può aiutare a far passare il disturbo più in fretta. In questo modo, infatti, si va a distrarre il sistema nervoso autonomo dall’irritazione e al contempo si va a rilassare il diaframma;
  • gonfiare un palloncino fa sì che aumenti la quantità di anidride carbonica nel sangue così da agire, in modo indiretto, sul nervo vago;
  • solleticare il palato sotto la lingua;
  • fare esercizi di respirazione per rilassare il diaframma;
  • compressione leggera sugli occhi chiusi per far aumentare la pressione del sangue;
  • sostanze naturali per rilassare la muscolatura del diaframma sono la camomilla, la valeriana, la menta e la lavanda, tutte a forte azione calmante.

Il singhiozzo nei neonati

singhiozzo neonato
Fonte: web

Il singhiozzo nei neonati è probabilmente dovuto all’immaturità delle fibre nervose, che le rende estremamente sensibili. Lo spasmo si presenta spesso già durante la vita intrauterina.

I motivi che lo scatenano possono essere diversi: la sensazione di freddo che il piccolo avverte in certe situazioni, ad esempio, oppure una distensione eccessiva dello stomaco provocata da un’eccessiva quantità di aria ingerita durante la poppata. Si tratta di un fenomeno naturale, insomma. Le mamme possono farlo passare da solo o intervenire, se innervosisce il piccolo, gli impedisce di dormire o si prolunga eccessivamente.

In quel caso si può procedere, ad esempio, somministrando qualche goccia d’acqua tiepida. Se è molto frequente e va oltre i 15 minuti potrebbe essere segno di un’iperacidità gastrica oppure di un’ernia iatale.

Il singhiozzo persistente

Il singhiozzo persistente e cronico è quello difficile da placare con i rimedi tradizionali, capace di protrarsi per diverse ore o giorni. In questo caso rivolgersi al medico è doveroso per indagare circa le cause del disturbo. Infatti il singhiozzo rappresenta un campanello d’allarme di diverse patologie e può avere conseguenze negative sull’alimentazione e la respirazione.

Le più frequenti cause riguardano disturbi o malattie dell’apparato digerente come la gastrite e il reflusso gastro-esofageo. Nel primo caso si tratta di un’infiammazione della mucosa che riveste le pareti dello stomaco. Nel secondo il contenuto dello stomaco tende a spingersi verso l’alto. Altra causa potrebbe essere un malfunzionamento a livello dei centri nervosi, magari l’occlusione di un vaso sanguigno che rende difficoltoso l’afflusso di sangue. O ancora una pericardite, l’infiammazione della membrana che riveste il cuore e che si chiama appunto pericardio. In alcuni casi il fattore stress gioca un ruolo determinante.

Per quanto riguarda le terapie, si procede a seconda dei risultati degli esami specifici (radiografia del torace, elettrocardiogramma, gastroscopia, risonanza magnetica).

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