Cos'è la sindrome da alimentazione notturna e come si cura

La sindrome da alimentazione notturna è un disturbo dalle mille sfaccettature, che prevede una riduzione nell'assunzione delle calorie durante la giornata e un aumento nella fase serale e notturna. Vediamo come si sviluppa e quali possono essere le strategie per fronteggiarne l'esistenza e le ricadute.

La Sindrome da Alimentazione Notturna o night-eating syndrome è stata presentata da Albert Stunkard nel 1955 come un disturbo contraddistinto dalla cosiddetta anoressia mattutina, con propensione a evitare il pasto della colazione, tendenza ad avere poco senso della fame nel corso della giornata, per finire con un accrescimento dell’appetito nelle ore serali, accompagnato da insonnia.

Sono dovuti passare anni, tuttavia, fino ad arrivare all’epoca odierna, affinché la NES venisse inserita ufficialmente nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), inscritta fra i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione.

La malattia è caratterizzata dal ripetuto esercizio della nutrizione notturna, con iniziale eccessiva assunzione di cibo dopo cena o con l’urgenza di effettuare spesso spuntini notturni.

Come parte della malattia si ritrova la difficoltà ad addormentarsi, i frequenti risvegli notturni e la scarsa qualità del sonno, tanto che il cattivo sonno diviene qui un vero e proprio filo conduttore all’interno del disturbo stesso.

La sindrome da alimentazione notturna è fin troppo frequente, poiché si è evidenziata una preponderanza per un buon 1,1-1,5% della popolazione di cui un range del 6-16% soffre di obesità e uno che varia fra il 5 e il 44% soffre di altri disturbi alimentari.

Uno dei problemi fondamentali è che troppo spesso i pazienti non dichiarano di soffrire di sindrome da alimentazione notturna e non cercano aiuto, poiché assaliti dalla vergogna e dal pregiudizio che assorbe ancora troppo la conoscenza di questo fenomeno.

Cos’è la sindrome da alimentazione notturna?

sindrome da alimentazione notturna
Fonte: pixabay

Sostanzialmente, se si vuole parlare di come la sindrome da alimentazione notturna venga descritta a seguito di studi generici e diagnosi specifiche, si può affermare che gli episodi durante i quali ci si alimenta dopo la cena e durante i risvegli dal sonno, si accompagnano ad una reale consapevolezza di averlo fatto, un ricordo nitido.

La condotta assunta, inoltre, non è ritenuta un effetto diretto d’ascendenti esterni, come la variazione della propria fase sonno-veglia, o di canoni collettivi e socialmente utilizzati. Nonostante questo, l’individuo percepisce un reale e consistente malessere, il quale tende a comprometterne la normale vita quotidiana.

Volendo spiegarla in altri termini medici, non si può neppure associare al cosiddetto disturbo da binge eating o “da alimentazione incontrollata”, o ad altri disturbi, consumi di sostanze o farmaci.

La sindrome da alimentazione notturna si raffigura perciò, come un disturbo sviluppato sulla base di ripetuti momenti di risveglio dal sonno, durante i quali il soggetto effettua frequenti spuntini, per lo più a base di carboidrati, dandosi la motivazione di non farcela a tornare nella fase del sonno senza l’assunzione del cibo.

È indicativo il dato secondo il quale chi soffre di sindrome da alimentazione notturna propende verso l’assunzione di circa il 25% del totale fabbisogno giornaliero durante la notte o dopo cena.

Le possibili cause della sindrome da alimentazione notturna

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La sindrome da alimentazione notturna viene citata in molti scritti di settore, ma l’allargamento degli studi e l’arricchimento degli elementi utili alla diagnosi definitiva e al trattamento hanno avuto un lento sviluppo distribuito nel tempo.

La cosa da tenere presente è che si tratta di un disturbo indipendente da altri disturbi alimentari quali l’anoressia, la bulimia o il binge eating, che non si identificano quindi come possibili cause.

I primi studiosi della NES riscontrarono che i soggetti affetti da sindrome da alimentazione notturna concentravano un gran numero di calorie in una specifica parte della giornata, un numero pari a circa il 25% o di più.

Si stima che lo stress e i periodi in cui si verifica un aumento di peso siano collegati o causalmente concatenati alla sindrome da alimentazione notturna, tanto da rendere insonnia, anoressia mattutina e altri sintomi decisamente più accentuati.

La NES riguarda più o meno l’1.5% della popolazione e incomincia specificatamente nel corso della prima età adulta, si stabilizza per un lungo periodo e si ripropone in concomitanza a periodi di stress.

La sindrome da alimentazione notturna si ritrova frequentemente in soggetti affetti da insonnia, disturbi alimentari ma anche disturbi di natura psichiatrica. Inoltre, è evidente la correlazione fra i disturbi del sonno e la NES, com’è evidente che i disturbi del sonno possano essere una causa scatenante dei sintomi della sindrome da alimentazione notturna.

Conseguenze e rischi

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Da un’analisi approfondita delle motivazioni e delle conseguenze espresse dalle persone affette da NES, emerge che la sensazione di fame sopraggiunge prevalentemente nel momento serale e notturno poiché ritenuto l’unico momento in cui vige pace e serenità.

Il cibo si configura così come uno sfogo, un rimedio, che riempie i momenti di silenzio e non permette poi di rilassarsi a dovere.

La sindrome da alimentazione notturna mostra sicuramente peculiarità riconducibili ad alcune comuni ad altri disturbi legati all’alimentazione, come la bulimia nervosa, ma si differenzia da questi per la sua caratteristica principale, ovvero quella di diminuire l’assunzione di cibo durante il giorno e aumentarlo di notte, ma anche per l’assenza di fenomeni quali rigetto provocato, assunzione di lassativi, nonché per la disfunzione del sonno.

A lungo andare, i sintomi diventano essi stessi le conseguenze e i rischi sintomatologici del disturbo, inducendo ad un aumento di peso, collegandosi ad altre patologie mediche o aggravandole, in special modo se si tratta di diabete o malattie del metabolismo.

Ad esempio, la sindrome assimila un gruppo di conseguenze affiliate a un aumento del rischio di malattie cardiache, dislipidemia, diabete e altre malattie cardiovascolari, rendendolo un problema di salute pubblica.

Per finire, si è evidenziata una connessione con altre patologie della psiche, specialmente i disturbi d’ansia, la depressione e l’abuso di sostanze.

Il cibo viene considerato spesso una sorta di aiuto, di supporto sul quale la persona tende a fare psicologicamente affidamento nel fronteggiare lo stress o il dolore, facendogli assumere nel tempo il volto di una dipendenza.

Un numero consistente di pazienti racconta di provare un grande senso di colpa per il proprio modo di agire e di soffrire conseguentemente di ansia, irritazione e disagio per la poca capacità di controllarsi.

Come si cura la sindrome da alimentazione notturna

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Il rimedio farmacologico che si è rivelato più efficace nella cura della sindrome da alimentazione notturna è l’uso dei SSRIs, gli inibitori selettivi della serotonina. Il sistema serotoninergico è, infatti, implicato nella coordinazione del senso di fame, del rapporto con il cibo e dei ritmi circadiani.

Il rimedio della terapia cognitivo-comportamentale è attestato come adeguato nel trattamento di molti disturbi psichiatrici, come la depressione, i disturbi del sonno e i disturbi alimentari, tutti elementi concatenati alla sindrome da alimentazione notturna.

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Gli studiosi Allison, Lundgren e Stunkard hanno suggerito un registro particolare per la terapia della sindrome da alimentazione notturna, organizzandola in tre fasi:

  1. La prima fase presume la realizzazione di una buona terapia e di un percorso rieducativo sulla sindrome, mediante automonitoraggio casalingo dei propri comportamenti, fra cui le abitudini relative al sonno. Vengono stabiliti gli obiettivi e realizzati dei percorsi pratici volti al raggiungimento degli stessi, fra cui il controllo del peso.
  2. Nella seconda fase del processo, il terapista e il paziente cooperano per l’identificazione delle strategie e viene stabilito un programma alimentare preciso. Se il soggetto riporta anche depressione o ansia, vengono trattati in questa specifica fase. In più, vengono avviati dei possibili programmi che riguardano il relax muscolare e la respirazione, iniziative per migliorare il sonno e l’attività motoria.
  3. Nell’ultima fase, viene eseguito il sommario del lavoro fatto fino a quel momento, degli obiettivi raggiunti e dei miglioramenti, soprattutto al fine di prevenire ricadute.

Parallelamente, si possono identificare alcune strategie che è possibile attuare in autonomia, come quelle di organizzare i pasti in maniera schematica e chiara, ma soprattutto sana, in modo da concentrare la maggior quantità di calorie durante la giornata.

Ma anche:

  • eliminare caffeina e non bere alcolici prima di dormire;
  • cercare di non vivere giornate eccessivamente stressanti;
  • fare attività fisica;
  • rilassarsi nelle ore serali ed evitare di lavorare fino a tardi;
  • accettare il fatto che è normale svegliarsi durante la notte;
  • non acquistare cibi eccessivamente calorici;
  • mantenere uno stile di vita attivo.

Le strategie per il trattamento della sindrome da alimentazione notturna possono rivelarsi efficaci sotto molti punti di vista, ma non infallibili, in quanto come si è visto, si tratta di un disturbo dalle innumerevoli sfaccettature e spesso dall’incerta origine, per il quale la terapia cognitivo comportamentale, quella farmacologica e tante altre strategie, devono imparare a coesistere.

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