Pollachiuria femminile e nei bambini: cause e rimedi - Roba da Donne

Pollachiuria: quando fare pipì troppo spesso è un problema

La pollachiuria consiste in un aumento della frequenza della minzione nell'arco della giornata, accompagnata da dolori e bruciori.

La pollachiuria è una disfunzione dell’apparato urinario che può essere molto fastidiosa, più diffusa tra le donne che tra gli uomini, che porta a un aumento della frequenza dello “stimolo della pipì” a dispetto dello scarso volume di urina da espellere.

Le disfunzioni dell’apparato urinario sono diverse e riguardano l’età pediatrica e quella adulta, uomini e donne. Sono però molto comuni soprattutto tra i bambini, con coinvolgimento maggiore della popolazione femminile.

Oltre a una possibile predisposizione genetica della donna, ci sono poi diversi fattori ambientali e sociali che possono giocare un ruolo. Basti pensare, molto concretamente, alla non sempre disponibilità di bagni adeguati e puliti quando si è fuori casa. Questo induce (soprattutto le bambine) a trattenere a lungo la pipì. Ciò significa esercitare un’anomala contrazione del piano perineale che può mantenersi durante lo svuotamento della vescica, impedendone il normale rilasciamento.

Questa cattiva abitudine si accompagna all’assunzione di una posizione scorretta, semi-seduta invece che in seduta, per evitare di appoggiarsi al water. Ciò favorisce una scorretta contrazione del piano perineale durante la minzione.

Pollachiuria: cosa significa?

Il termine, di origine greca, è composto dalle parole pollaki(s), che significa “spesso”, e dal suffisso -uria, che rimanda alla parola urina. La pollachiuria infatti consiste in un aumento della frequenza della minzione nell’arco della giornata, ma con volume totale di urina emessa piuttosto scarso. Proprio in questo si distingue dalla poliuria, che consiste invece in una diuresi superiore a 3 L/die.

La pollachiuria in genere si accompagna a una costante sensazione di necessità di urinare, sensazione che non si placa nemmeno svuotando la vescica. Ma questa azione è tutt’altro che piacevole e liberatoria, anzi, perché fanno la loro comparsa fastidiosi sintomi come dolore e bruciore, proprio all’atto della minzione.

Le cause della pollachiuria femminile

Le cause della pollachiuria sono da cercare, in via generale, in un’infiammazione a carico della vescica, dell’uretra o di entrambe o nella presenza di calcoli del tratto urinario. Non è detto che ci sia qualcosa di patologico all’origine del problema: sono da prendere in considerazione anche disordini neurologici e patologie psichiatriche.

Nello specifico della pollachiuria femminile, sono da valutare la presenza di masse (fibromi uterini o masse ovariche) che comprimono la vescica e condizioni ormonali legate a gravidanza, ciclo mestruale e menopausa.

La pollachiuria nei bambini

La pollachiuria nei bambini si manifesta prevalentemente in età prescolare e nei primi anni di scuola. Non è accompagnata da bruciore e dolore, a differenza degli adulti, ma il bambino fa pipì molte volte, anche ogni 10 minuti, ma solo di giorno, mentre la notte il sonno non viene interrotto. L’opinione del pediatra è importante: serve a escludere eventuali patologie o infezioni del tratto urinario, che potrebbero essere il motivo per cui il piccolo ha la tendenza a urinare con frequenza insolita.

Una volta escluse cause organiche, bisogna prendere in considerazione altre condizioni, legate allo stress, all’ansia del bimbo, a suoi timori, a eventi traumatici da lui vissuti o cambiamenti radicali. Si parla, in questo caso, di pollachiuria psicogena. La problematica non va esasperata ma trattata con pazienza e con l’aiuto del pediatra, così da farla rientrare in poco tempo.

I rimedi alla pollachiuria

In caso di pollachiuria è sempre bene rivolgersi al proprio medico di fiducia per un consulto. Risalire alle cause della problematica è difficile, essendo tante e diverse le possibilità, ma è essenziale individuare la causa, stabilire se si tratti di un’origine patologica o psicologica, così da sottoporsi a un trattamento mirato.

La valutazione del caso comincia con un monitoraggio degli intervalli di tempo tra le minzioni per un arco di 48 ore, così da stabilire le abitudini del paziente, la presenza di dolori e difficoltà nello svuotamento, tutte le eventuali alterazioni. Può essere utile annotare la frequenza e il numero delle minzioni, ma anche la forza del flusso urinario. Un’ecografia pelvica è utile per rilevare la presenza di ritenzione urinaria. Il test delle urine con strisce reattive, invece, può evidenziare la presenza di leucociti, microematuria, nitriti.

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Articolo originale pubblicato il 24 Gennaio 2020

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