logo
Stai leggendo: Perché alcune persone vanno in ansia se si separano dal loro smartphone

Perché alcune persone vanno in ansia se si separano dal loro smartphone

Due studi gettano luce sulla nomofobia, ossia l'ansia da distacco con lo smartphone. Ecco quando il device è un'estensione di sé.

Gli smartphone rappresentano la nostra croce e la nostra delizia. Quante volte li detestiamo eppure non possiamo farne a meno? Immaginiamo di trovarci a un concerto: moltissime tra le persone intorno a noi saranno intente a riprendere o a scattare fotografie, magari trascurando quello che avviene sul palco. In pratica parte della nostra vita, di quelli che saranno i nostri ricordi futuri sono filtrati da uno schermo.

Uno schermo che però è anche utilissimo, perché ci consente di telefonare, videochiamare, collegarci a Internet o ai social network, utilizzare diverse app con un solo, singolo oggetto. Un oggetto che può starci in tasca o occupare davvero poco spazio nelle nostre borsette. Ma avete mai pensato di separarvene anche solo per pochi minuti? Alcune tra noi vanno in fibrillazione perfino quando devono soltanto fare un upgrade del sistema operativo oppure una formattazione per poterlo usare meglio. Perché: cosa succede se perdo il contenuto, se ho fatto male il backup?

Il contenuto del nostro smartphone dice chi siamo. A quanto pare è la nostra bussola sul mondo, sui rapporti sociali e lavorativi. È questa la ragione per cui si prova ansia a separarsi dal proprio smartphone. Lo dicono alcune ricerche, stando a Tpi, ricerche che annotano l’esistenza di persone la cui ansia peggiora e sale alle stelle perché percepiscono lo smartphone come una propria estensione. Come se fosse la falange di un dito insomma. Sì, perché questi dispositivi contengono il passato e il presente di una persona, attraverso fotografie, contatti, agenda e molto altro. Secondo una di queste ricerche condotta in Asia – che ha coinvolto 301 persone su una domanda aperta relativa a cosa significasse per loro lo smartphone – i dispositivi mobili sono legati a ricordi personali e separarsi da essi genera angoscia.

Questo studio, condotto da Ki Joon Kim e Jang Hyun Kim, rispettivamente dell’Università di Seul e di Hong Kong, si intitola “Cyberpsicologia, comportamento e attività sui social network”. Si trova su Liebertpub con sottotitolo “Capire la nomofobia“. È questo infatti il nome che si dà al disturbo associato al distacco dallo smartphone.

L’equazione strutturale del modello proposto – si legge nell’abstract – indica che i ricordi delle persone evocati dagli smartphone incoraggiano gli utenti a estendere la propria identità nel loro device. Quando gli utenti percepiscono gli smartphone come un’estensione di sé, è molto più probabile che siano “attaccati” al device che, a sua volta porta alla nomofobia. Con la tendenza ad aumentare la vicinanza al telefono. Questa ricerca è inoltre supportata dai risultati delle analisi sulle reti semantiche, che rivelano come le parole collegate alla memoria, al sé e alla vicinanza con il device siano invece più frequenti nei gruppi in cui si riscontra la nomofobia.

In un altro studio ungherese riportato da PsychologyToday, invece il device è legato alla possibilità di tenersi in contatto con le persone cui si tiene, non solo attraverso i social network. Nella ricerca vengono evidenziate anche le differenze nell’utilizzo del dispositivo mobile dal punto di vista del genere. Le donne ricorrerebbero al device soprattutto per scopi sociali, come telefonare o scambiare messaggi, dai più tradizionali sms alle app di messaggistica istantanea. Gli uomini invece si dedicherebbero maggiormente alle ricerche con i motori come Google e alle app di videogiochi.

Sta di fatto che davvero pochi tra noi ricordano, non senza una punta di nostalgia, come fosse prima la vita senza smartphone. C’è chi sui social network posta le immagini di gettoni o cabine telefoniche, scordando forse che il medium attraverso cui avviene la condivisione a quei tempi era ancora lontano. E che sicuramente la nostra vita, soprattutto dal punto di vista lavorativo per parecchie di noi, era davvero molto più scomoda.