Una patologia che colpisce soprattutto neonati e bambini è l’onfalite. Questa infezione colpisce oggi circa 5 persone su 1000 e si presenta inizialmente come una cellulite superficiale, spesso con secrezioni. È importante riuscire a curare l’infezione durante le prime manifestazioni, poiché potrebbe peggiorare anche gravemente.

Nei paesi industrializzati il rischio è molto raro, ma non mancano casi di onfalite, ed è sempre meglio conoscere di cosa si tratta. Vediamo insieme cos’è, i sintomi e la terapia adatta.

Cos’è l’onfalite?

Con onfalite si definisce un’infezione cronica dell’onfalo, termine che significa ombelico. Viene chiamata anche granuloma o fungo ombelicale, e si manifesta in maniera molto simile a cellulite superficiale infettiva, ossia con arrossamento e dolore, ma non è da confondersi con essa. Inoltre, spesso è accompagnata da secrezione di materiale purulento e maleodorante. Si tratta di una malattia che colpisce soprattutto i neonati e i bambini, anche se non è da escludersi del tutto negli adulti.

A partire dall’ombelico può succedere che l’onfalite si diffonda per tutto l’addome e se peggiora, può portare a fascite necrotizzante, mionecrosi o malattia sistemica. I casi di onfalite nei Paesi sviluppati sono molto pochi, si presentano soprattutto in situazioni o condizioni di scarsa sanità e igiene. Se compare, l’onfalite deve essere trattata con terapia antibiotica. Nei Paesi in via di sviluppo invece ancora oggi il rischio è alto e questa infezione è una causa comune di decesso neonatale.

Onfalite: le cause

onfalite
Fonte: Web

La causa principale dell’onfalite è l’attacco da parte di batteri. In particolare si stima che il 70-75% dei casi sia dovuto a infezioni polimicrobiche, ossia una miscela di batteri Gram positivi e Gram negativi. I principali agenti patogeni implicati nell’insorgenza di onfalite sono: Staphylococcus Aureus, Streptococco beta emolitico di gruppo A, Escherichia Coli, Klebsiella pneumoniae e Proteus mirabilis.

Esistono dei fattori di rischio che aumentano la probabilità che il bambino possa contrarre questa infezione, ossia:

  • nascita prematura;
  • basso peso alla nascita;
  • sepsi o polmonite neonatale;
  • cateterizzazione ombelicale;
  • rottura prematura delle membrane fetali;
  • immunodepressione, causata da malattie o condizioni particolari di salute;
  • ospedalizzazione con procedure invasive.

Tra le sindromi da immunodeficienza più diffuse che causano onfalite c’è il Deficit di Adesione Leucocitaria (LAD). I bambini diagnosticati con LAD infatti presentano leucocitosi, separazione ritardata del cordone ombelicale e infezioni ricorrenti tra cui proprio all’onfalo. Infine, l’onfalite può essere uno dei sintomi di manifestazione della neutropenia neonatale alloimmune, una particolare condizione degli anticorpi inizialmente non grave, ma che può peggiorare.

I sintomi dell’onfalite

L’onfalite si manifesta principalmente in maniera non grave, che guarisce con la somministrazione di antibiotici specifici. In questa fase si può presentare con uno o più dei seguenti sintomi di riconoscimento:

  • eritema periombelicale;
  • secrezione purulenta dall’ombelico di cattivo odore;
  • edema;
  • dolore o bruciore, che si avverte sempre o al contatto;
  • indolenzimento della zona colpita.

Questi sintomi possono variare e aggravarsi a seconda della fase dell’infezione e delle condizioni di salute del bambino al momento dell’insorgenza. Se non trattata nel modo corretto, l’onfalite può andare incontro a complicazioni anche gravi. I segnali che suggeriscono la progressione dell’infezione in fascite necrotizzante o mionecrosi, oppure che l’onfalite è causata da un attacco di batteri anaerobi e aerobi.

I sintomi in questo caso sono:

  • ecchimosi, simile ad un ematoma;
  • bolle sulla pelle;
  • pelle a buccia d’arancia, simile alla cellulite:
  • petecchie, ossia piccole macchie cutanee piatte e rotonde, inizialmente di colore rosso, che poi scoloriscono;
  • crepitio alla palpazione;
  • progressione della cellulite nonostante la cura antibiotica e dell’arrossamento, che si sposta anche in altre zone come fianchi, schiena e, nel caso di bambini maschi, sullo scroto.

Onfalite nei neonati

Abbiamo visto come i bambini siano tra i più colpiti da questa infezione. Per quanto riguarda i neonati, l’onfalite si presenta con probabilità molto maggiore nel caso di nati prematuri, quelli con sistema immunitario debole o compromesso, o ancora gli ospedalizzati, dove è più facile contrarre un’infezione. Nei neonati l’onfalite può aggravarsi e manifestare sintomi più gravi.

Questa infezione può essere infatti accompagnata da febbre alta o ipotermia, ipotensione, tachicardia o difficoltà nella respirazione, che si manifesta soprattutto con apnee notturne. E ancora si può presentare ittero, difficoltà gastrointestinali, sonnolenza e irritabilità.

Onfalite: la terapia

Se diagnosticata e trattata tempestivamente l’onfalite non complicata si cura con una terapia a base di antibiotici specifica coadiuvata da terapia di supporto. Il trattamento antibiotico dura dai 10 ai 15 giorni, a seconda del tipo di infezione e della sua gravità. Il medico, dopo la diagnosi, decide l’antibiotico adatto a combattere l’agente patogeno che causa l’infezione. Più precisamente, nel caso di infezione da Staphylococcus aureus si usano le penicilline, mentre per onfalite da Gram negativi si prediligono gli aminoglicosidi.

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