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"Noi autistici diventiamo maleducati perché voi siete maleducati con noi"

Un ragazzo autistico si sfoga in un lungo post su Facebook: "Se voi chiamate gli autistici 'maleducati' è perché in realtà lo siete voi". Perché (troppo) spesso, è più facile abbandonarsi al pregiudizio che alla comprensione di ciò che non si conosce.

I disturbi dello spettro autistico, in tutte le loro forme, restano tutt’oggi di complessa decifrazione da parte del mondo medico, che ancora si trova a dover rispondere a moltissime delle domande che riguardano problematiche come l’autismo a basso o alto funzionamento o la sindrome di Asperger.

Forse proprio a causa della carenza di informazioni scientifiche certe e inconfutabili, dovute principalmente alle combinazioni di questa sindrome, pressoché illimitate, che la rendono quasi unica per ogni soggetto che ne è affetto, vi è anche un’ignoranza generale diffusa a proposito, situazione nella quale, com’è ovvio, è estremamente facile, per il pregiudizio, insediarsi e governare.

Nell’immaginario collettivo l’autistico ha tutt’al più la fisionomia di Dustin Hoffman in Rain Man, ma le sfaccettature della sindrome sono molteplici, infinite, e per chi è esterno al mondo di un autistico, comprendere davvero e appieno l’universo di queste persone è impossibile. Però, come spesso – purtroppo – accade, ciò che non si conosce fa paura, e la paura solitamente tende a ingenerare diffidenza, preconcetto, critica. O ad attribuire nomi e cause sbagliate a una problematica su cui c’è ancora troppo da indagare.

Così, non è raro che gli autistici vengano additati come “maleducati”, “cafoni”, “incivili”, perché alcuni loro comportamenti, legati inevitabilmente alla disabilità, non sono compresi davvero dalle altre persone. In fondo, non dovrebbe essere difficile seguire il suggerimento di Picasso,

Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere.

Eppure, pochi sembrano seguirlo. Per questo Daniele Matteo Cereda, un ragazzo affetto da autismo leggero che collabora anche con il sito Per noi autistici, ha deciso di scrivere un dissacrante e a tratti auto-ironico post su Facebook, che si apre con il titolo – sardonico  – di “Autism for dummies”, l’autismo per stupidi. Il senso? Se voi ci chiamate maleducati, e perché siete voi a esserlo.

“I basso funzionamento come gli alto funzionamento sono ‘maleducati’ agli occhi altrui – si legge nel post – Magari si mettono a strappare qualche foglia da una pianta, si siedono per terra in mezzo al marciapiede, si bloccano in mezzo a un marciapiede a dondolarsi, non ti guardano negli occhi.

Immancabilmente c’è sempre la comare del paese che viene a dirti ‘ahhh! Tuo figlio è un maleducato!’

Magari provi a dirgli ‘signora, mio figlio è autistico’, eppure non le importerà e continuerà a impuntarsi peggio di un autistico (stereotipo autistici=duri di comprendonio) per dire che il ragazzo è maleducato e che è colpa dei genitori.
Se il genitore molla un vaffanculo, apriti cielo. Eppure il genitore avrebbe tutte le ragioni, si sta trovando a ragionare con un muro che, secondo lo stereotipo di autistico=duro di comprendonio, a confronto il figlio pare non autistico. O nel caso di noi HFA, ci domandiamo ‘e saremmo noi gli autistici?’.

I maleducati non sono mica questi ragazzi, e nemmeno i genitori. I maleducati sono queste comari o questi somari che, di fronte a casi di disabilità, invece di rimanere un po’ più comprensivi, si mettono ad appesantire il tutto, cercando una scusa dietro l’altra per avere ragione comunque e a prescindere.

Signori, no, non avete ragione, siete solo dei somarelli.
L’autismo è complesso, dal basso all’alto funzionamento.
Non c’è differenza di brutte esperienze tra ‘l’autismo a basso funzionamento’ o ‘l’autismo ad alto funzionamento’ riguardo i comportamenti sociali, se non per certi aspetti neurologici: ogni autistico è a modo suo, ed ognuno ha un suo carattere. Tutti hanno difficoltà sociali, chi più e chi meno. 

Daniele prosegue evidenziando come sia proprio l’ignoranza ancora fortemente imperante sull’argomento a incidere, in maniera negativa, sull’approccio delle persone a questa problematica:

“Non sono il maestro Yoda che vi dice ‘La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza. La sofferenza porta al lato oscuro’. Non sono il maestro di nessuno, anche se preferisco ribadire che l’ignoranza porta all’odio, l’odio a commettere azioni stupide, le azioni stupide a far star male il prossimo se non a ucciderlo. (vedi i poliziotti che sparano ad un autistico in preda ad un meltdown per ‘calmarlo’) [si riferisce all’episodio del 22 luglio 2016, accaduto a Miami, dove due poliziotti hanno colpito un terapista che stava cercando di sedare la crisi di un suo paziente autistico, ndr.]”.

Alle persone affette da autismo non capita semplicemente di “scendere dal letto con il piede sbagliato”, prosegue Daniele, le loro crisi emozionali, i cosiddetti meltdown, possono prolungarsi per ore se non per giorni, e avvilupparli completamente in una spirale dove si alternano i sentimenti più contrastanti e diversi. Per questo, nel rapporto con loro, la parola chiave da parte degli altri dovrebbe essere “comprensione”.

” ‘Sei un saccente’, ‘arrogante’, ‘presuntuoso’, ‘hai la verità in tasca’, ‘maleducato’, ‘cafone’.
Signori, signori, io non sono in grado di accorgermi quando appaio aggressivo, anche senza esserlo e senza volerlo.
Ho anche cambiamenti del tono della voce in cui sembro ringhiare, senza volerlo, anche in apparente calma, e più di una volta ho spaventato, senza volerlo, la persona con cui convivo che ha la mia stessa sindrome. Se dico ‘non sono arrabbiato’ non sono arrabbiato. Se dico ‘non sto facendo l’arrogante’ perché sono puntiglioso, è perché sono un rompicoglioni pignolo, ma anche perché non ho una capacità istintiva di riconoscere il limite della conversazione.

Oggi mi sono sentito dire da una signora novax con figlio autistico ‘tu sei autistico leggero e quindi non hai problemi’. Signora, quando in preda ad un meltdown mi metto a prendere a testate il muro, secondo lei che faccio? Sto bussando per farmi aprire da Jerry il topo? Sto testando la resistenza del muro?

Ecco perché Daniele conclude dicendo:

Perciò, signori, prima di dare dei maleducati, arroganti, saccenti, cafoni, cattivi a noi autistici, sia che siamo a basso, medio, alto, medioaltobassomaspostatodilato-funzionamento o con i genitori di ragazzi nello spettrofantasminoformaggino dell’autismino a causa di nostre disabilità e abilità che sono anche disabilità, plus o malus dotazioni, iniziate a pensare che voi, con il vostro comportamento, vi state comportando con noi in maniera estremamente maleducata. Magari siamo pure noi maleducati, ma non lo facciamo apposta. Voi sì. O se non lo fate apposta, una visitina di controllo non sarebbe male.

Forse, varrebbe la pena pensarla un po’ più come Mark Twain:

Non è ciò che non sai che ti mette nei guai. È ciò di cui sei sicuro che non è come credi.

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