Secondo quanto riportato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nel 2020 oltre 600mila persone hanno sviluppato gravi infezioni dovute a batteri resistenti agli antibiotici. Queste infezioni hanno provocato la morte di oltre 33mila persone.

“Sono numeri da guerra”, ha dichiarato Luisa Galli, Segretario del Gruppo di Studio Farmacologia della Società Italiana di Pediatria, professore associato di Pediatria presso l’ Università di Firenze e direttore della Struttura dipartimentale complessa di Malattie infettive pediatriche dell’ospedale pediatrico Meyer.

Proprio questi numeri spaventosi saranno al centro del 77° Congresso Italiano di Pediatria, che avrà luogo a Sorrento dal 18 al 21 maggio. Sarà questa l’occasione per affrontare il tema dell’antibiotico-resistenza, molto pericolosa soprattutto per i bambini e gli anziani, ovvero le fasce d’età a cui più spesso vengono prescritti antibiotici.

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“Abbiamo tanti antibiotici a disposizione ma poi ce ne restano pochi da poter utilizzare”, ha affermato Galli. “E quindi abbiamo sempre meno armi per combattere le infezioni. Sicuramente vengono messe a punto nuove molecole antibiotiche ma talora non sono sufficienti a bypassare l’insorgenza delle resistenze e, soprattutto, alcuni ‘nuovi’ antibiotici non sono ancora autorizzati per l’età pediatrica. Questo porta a un aumento delle ospedalizzazioni, delle degenze e dei decessi dovuti proprio all’antibiotico resistenza”.

All’origine del problema ci sarebbe un abuso delle cure antibiotiche, che verrebbero prescritte con troppa frequenza. Questo, nel lungo periodo, ha portato i batteri a rinforzarsi. “Nel 2019 al 40% della popolazione pediatrica sotto i 13 anni è stato prescritto un antibiotico, percentuale che è scesa al 26% nel 2020 perché i bambini hanno avuto meno opportunità di socializzazione e quindi hanno avuto meno infezioni respiratorie”, ha dichiarato Galli.

Per diminuire l’antibiotico resistenza è quindi essenziale evitare l’abuso degli antibiotici, in modo che i batteri non sviluppino la capacità di contrastarli.

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“È fondamentale prescrivere il farmaco solo quando serve”, ha detto Galli. “I genitori, dal canto loro, devono evitare di utilizzare l’antibiotico che hanno nel cassetto appena il bambino presenta un po’ di febbre perché magari hanno paura che possa esserci una complicanza o si vuole che il malanno si risolva presto. Se le infezioni sono virali e non batteriche bisogna dare loro il tempo di regredire”. Altrettanto importante è controllare il dosaggio e la durata della cura antibiotica, nel caso questa fosse necessaria.

“I genitori, per esempio, a volte hanno difficoltà a dare il farmaco 3 volte al giorno e allora lo somministrano solo 2 volte ma dare meno farmaco di quello prescritto fa sì che nel frattempo il batterio si riproduce e questo alla fine favorisce il fallimento terapeutico e l’insorgenza delle antibiotico-resistenze”. Per quanto riguarda la durata, “sappiamo che certe infezioni non vanno trattate troppo a lungo e quindi è inutile continuare con l’antibiotico per 7-10 giorni di terapia se ne bastano 5”.

Un ruolo chiave per contrastare l’antibiotico-resistenza lo giocano i vaccini. “Da quando esistono i vaccini si è assistito alla diminuzione delle infezioni, specie quelle gravi e invasive”, ha detto Galli. Un’ampia somministrazione dei vaccini, quindi, ridurrebbe in modo considerevole il  consumo degli antibiotici.

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