Tutti abbiamo sentito nominare almeno una volta il “pillolo”, ovvero la versione maschile della pillola anticoncezionale. E il perché è facile capirlo: nonostante le ultime novità siano solo dell’anno scorso, del pillolo se ne parla da anni, molti anni.

Un esempio? Questo articolo di Repubblica datato 2001 inizia proclamando ottimista “la prossima primavera arriverà in farmacia il pillolo”. Decisamente troppo ottimista.

Su pillolo.org, invece, il portale informativo a cura della dott.ssa M. Cristina Meriggiola, professoressa associata dell’Università di Bologna, che si occupa di contraccezione maschile dal 1994, nella sezione “news” presenta due contenuti: uno datato novembre 2002 in cui si annuncia l’impegno di due case farmaceutiche a portare il pillolo sul mercato entro 5-7 anni e uno del 2008 con l’annuncio di una nuova ricerca a riguardo. Ricerca che c’è stata e che ha portato, come afferma la stessa dottoressa Meriggiola, a questa conclusione:

I risultati sono molto promettenti in quanto dimostrano, per la prima volta nell’uomo, la possibilità di una contraccezione ormonale efficace, sicura e reversibile.

Eppure, nel 2020, di pilloli nelle farmacie non c’è ancora alcuna traccia.

Se questa lenta, lentissima, avanzata del pillolo vi pare un po’ sospetta, confrontandola con l’equivalente della pillola potrebbe apparirvi persino ridicola.

La pillola infatti approda sul mercato negli anni ’60 (in Italia una decina di anni dopo, quando smette di essere illegale) e la storia di come questo anticoncezionale si è fatto spazio sui banconi delle farmacie e negli stomaci delle donne non è una di quelle che raccontereste ai bambini.

Sia chiaro, nessuno mette in discussione l’altissimo contributo che la pillola ha dato per l’emancipazione femminile. Finalmente le donne erano padrone del proprio destino, libere da gravidanze indesiderate che condom e salti della quaglia non potevano sempre arginare. Viene tuttavia da chiedersi a che prezzo tale emancipazione è stata raggiunta.

Vice ripercorre questa sanguinaria (e razzista) storia, raccontando della sperimentazione che negli anni ’50 (dopo aver inutilmente provato con le statunitensi) interessò le donne povere di Porto Rico (all’epoca afflitto da un grave problema di sovrappopolazione). A tali donne fu somministrata, senza dire a cosa funzionasse, una pillola contenente dieci volte il dosaggio necessario per essere efficace. Molte si ritirarono dalla sperimentazione perché gli effetti collaterali erano troppi da sopportare (il che portò a sfruttare quelle donne che non potevano rifiutarsi, come quelle rinchiuse nei manicomi).

Questo finché non fu scelta una strategia diversa, ovvero specificare a cosa servisse davvero la pillola. A quel punto le volontarie non mancarono più. Con la prospettiva di avere una copertura pressoché totale contro le gravidanze indesiderate le donne si dimostrarono disposte a sopportare gli effetti collaterali.

Ne morirono tre, senza che nessuno si prendesse nemmeno il disturbo di fare un’autopsia.
Alla fine la sperimentazione terminò con la conclusione che gli effetti collaterali erano troppi, ma la pillola venne comunque commercializzata: la Endovin.

Fu la prima, ma non l’ultima storia di questo genere a interessare la pillola, basti pensare ai decessi causati dalle pillole contenenti drospirenone che negli anni 2000 venivano pubblicizzate anche come rimedi contro l’acne, con il risultato che donne che non avevano bisogno di un anticoncezionale assumevano comunque la pillola. Solo in Canada sono morte ben 24 donne per le complicanze dei coaguli causati dal drospirenone.

E ora il dettaglio che rischia di far apparire tutto ciò ancora più ridicolo: all’inizio i pionieri che portarono all’invenzione, sperimentazione e commercializzazione della pillola stavano in realtà cercando… il pillolo!

La loro idea era infatti quella di trovare un anticoncezionale maschile, ma, come riporta sempre Vice:

“Ma poi smisero a causa degli effetti collaterali […] Credevano che le donne avrebbero tollerato gli effetti collaterali meglio degli uomini, che avevano bisogno di condizioni di vita migliori.”

Parole che assomigliano molto alle stesse con cui la dott.ssa Meriggiola ha commentato l’assenza del pillolo nelle farmacie, come riporta il Corriere nel 2017: «Non ci sono case farmaceutiche interessate. Forse hanno paura che si ripetano gli stessi contenziosi medico-legali che hanno accompagnato la storia della pillola, ma soprattutto non ci vedono abbastanza guadagno.»

Com’è possibile che non ci vedano guadagno in una pillola che consentirebbe agli uomini di non preoccuparsi delle gravidanze indesiderate? Semplice:

“L’ultima sperimentazione sul farmaco ha fatto emergere che c’è una cosa che gli uomini proprio non possono sopportare: gli effetti collaterali. Su 320 partecipanti allo studio multicentrico (provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Italia, Cina, Indonesia, Australia e Cile), il 20 per cento ha deciso di abbandonare perché proprio non ce la faceva a far fronte ad acne, sbalzi d’umore e dolori muscolari. Insomma, una piccolissima fetta dei numerosi e svariati fastidi che caratterizzano l’esistenza di quasi tutte le donne che prendono la pillola.”

Giusto per amore di precisione, questi sono alcuni gli effetti indesiderati della pillola (da Wikipedia), anche se basterebbe dare un’occhiata fugace al bugiardino per inquietarsi a sufficienza:

  • favorire o peggiorare (in persone predisposte) ipertensione e malattie cardiocircolatorie;
  • nausea, tensione mammaria, sensazione di gonfiore, lieve aumento di peso, leggere perdite di sangue al di fuori delle mestruazioni, depressione, calo della libido;
  • possibile aumento della frequenza degli episodi emicranici;
  • acne;
  • l’utilizzo di estroprogestinici può provocare cloasma;
  • in passato, alcuni studi evidenziarono un aumento del rischio relativo di contrarre cancro al seno, all’utero e alle ovaie in donne che assumevano estrogeni, rischio che era proporzionale alla durata del trattamento […];

 

Lo so qual è la tentazione che ora potrebbe solleticare le donne: etichettare tutti gli uomini come codardi, ma davvero, dopo aver conosciuto la, chiamiamola controversa, storia della pillola, ci biasimereste se avessimo qualche reticenza a riguardo?

Il problema non si risolverebbe di certo mettendo sul mercato un prodotto nocivo per la salute maschile. La soluzione, innanzitutto, sarebbe non avere alcun prodotto nocivo per nessuno, o quantomeno con effetti collaterali contenuti. Ma ancor più che contenuti, è importante che gli effetti collaterali siano conosciuti.

Solo sapendo con precisione quali sono i rischi si può prendere una decisione davvero libera, a partire dal legame tra pillola e depressione, che è uno degli effetti collaterali forse più subdoli.

Libertà che dovrebbe essere garantita anche a noi uomini, che al momento, anche se volessimo sopportare gli effetti collaterali più fastidiosi, non abbiamo la possibilità di farlo. Ci è preclusa per una questione economica, statistica e sì: sessista. Ci è preclusa in quanto uomini e, seppure sembri strano dirlo, anche questa è una discriminazione.

È ora che la medicina e le case farmaceutiche forniscano sia agli uomini che alle donne la possibilità di autogestire la propria fertilità. Sarà poi ciascuno di noi a decidere se il gioco vale la candela, ma al netto delle eguali possibilità mediche, è profondamente ingiusto che finora tale decisione sia ricaduta solo sulle donne. Ha abituato loro a vivere la pillola quasi come un rito di passaggio obbligato e ha enormemente deresponsabilizzato noi uomini.

Non voglio essere ingenuo, probabilmente questa disparità non sarebbe comunque colmata al cento per cento nemmeno con la commercializzazione del pillolo. Dopotutto le donne saranno sempre più vulnerabili alle gravidanze indesiderate e perciò sarà difficile che riescano a delegare la responsabilità della contraccezione con la stessa facilità con cui lo fanno gli uomini. Però è importante che esista comunque la possibilità di farlo o che almeno non sia preclusa solo perché “le donne tollerano meglio”. Direi che hanno tollerato già abbastanza.

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