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Menometrorragia: quelle alterazioni del ciclo che cercano di dirci qualcosa

La menometrorragia è un'alterazione del ciclo mestruale che si manifesta con perdite di sangue intense tra un ciclo e l'altro.
Menometrorragia

La menometrorragia è una patologia a carica degli organi riproduttivi femminili, che consiste in perdite abbondanti extra ciclo e può provocare astenia, anemia e disagi nella vita sociale e lavorativa.

La menometrorragia, o emorragia uterina, è abbastanza diffusa e interessa in media una donna su venti in età fertile, si manifesta con squilibri ormonali ma può comparire anche a seguito di problemi all’utero come endometriosi, fibromi o tumori. Le mestruazioni caratterizzano la vita fertile delle donne, il ciclo compare in media ogni 28-29 giorni e dura circa 5 giorni, la perdita di sangue in linea di massima è di 40 ml con un ± 20 ml che è considerato normale. Le alterazioni considerate normali sono, appunto, i 20 ml di perdita in più, ma anche dei flussi poco più brevi o poco più lunghi e dei cicli compresi tra i 21 e 35 giorni che, seppur estremi, rientrano ancora nella normalità. Le alterazioni a questi equilibri possono essere sintomo di varie patologie più o meno serie, nel caso di un flusso molto abbondante che si presenta extra ciclo mestruale si parla di menometrorragia.

Menometrorragia: le cause

Le cause della menometrorragia si possono classificare in due modi: abbiamo quelle organiche, cioè dell’apparato genitale interno, e in questo caso le perdite di sangue sono provocate da fibromi uterini, polipi dell’endometrio oppure da displasie del collo dell’utero. Le cause disfunzionali sono dovute ad una scorretta produzione ormonale da parte delle ovaie. Senza una corretta funzione ormonale, l’endometrio riceve input sbagliati, si sfalda e quindi provoca il flusso mestruale, e quindi perdite di sangue al di fuori del normale ciclo. Anche i cicli anovulatori provocano queste alterazioni endometriali, che spesso però si scoprono solo quando si cerca un bambino, perché, a parte qualche irregolarità, appaiono come cicli normali.

Menometrorragia in menopausa e in premenopausa

Menometrorragia
Foto: iStock

La menometrorragia è una patologia abbastanza diffusa e in età fertile non deve destare particolari preoccupazioni, perché nella maggior parte dei casi si tratta di un fibroma o di un ciclo irregolare che va monitorato ed eventualmente messo a riposo con la pillola per qualche mese.

Le donne in premenopausa vivono cambiamenti repentini dovuti agli sbalzi ormonali: gli ormoni, spesso, causano disfunzioni che possono anche sfociare in sanguinamenti copiosi tra un ciclo e l’altro e che possono protrarsi anche per parecchi giorni o settimane. In questi casi è bene consultare il ginecologo e trovare le cause e una cura adeguata perché le perdite di sangue possono portare anemia, miastenia, debolezza e malessere diffuso.

La menometrorragia in menopausa è abbastanza seria perché può essere provocata da neoplasie all’utero e al collo dell’utero, il tumore si ingrandisce e i tessuti sani si ulcerano provocando il sanguinamento. In presenza di perdite di sangue in menopausa consultate il ginecologo prima possibile.

Menometrorragia: la cura

Nel caso di perdite di sangue anomale è bene consultare il ginecologo che attraverso analisi del sangue, ecografia a utero e ovaie e isteroscopia può controllare l’apparato genitale e capire da cosa è provocato il sanguinamento. Il primo approccio con la menometrorragia è sempre farmacologico, poi se il quadro clinico e la diagnosi lo necessitano si passa all’intervento chirurgico. Tra i farmaci più utilizzati ci sono antinfiammatori e antiemorragici, progestinici orali o vaginali o la spirale. Nel caso sia necessario un intervento chirurgico si tende a preferire degli interventi conservativi in isteroscopia o laparoscopia, in generale si procede valutando il singolo caso, la posizione e la grandezza dei fibromi o dei tumori.

L’isterectomia, cioè l’asportazione totale dell’utero, si fa solo quando è strettamente necessario o se il rischio di recidiva è molto alto, se la paziente non è più in età fertile o se il quadro clinico generale la rende una soluzione a lungo termine.

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