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L'epidemia nascosta delle donne dipendenti dalla droga

La droga sta sterminando le donne come fosse un'epidemia. Ecco i dati relativi al Regno Unito, ma la sostanza non cambia altrove, perché si deve andare alla radice del problema e delle eventuali soluzioni.

Che la droga faccia male, che le droghe pesanti portino alla pazzia o alla morte non è certo una novità. Si parla però sempre troppo poco dell’incidenza che la droga ha dal punto di vista del genere. Uomini e donne tossicodipendenti sono diversi? In che percentuale muoiono? Com’è possibile aiutarli? Il nodo femminile è fondamentale, perché nel Regno Unito si sta notando una risalita statistica delle morti femminili per droga. Se ne parla in un articolo di Vice che contiene anche il parere di alcuni esperti. Ne abbiamo dato una traduzione non professionale dei passi più interessanti.

Il dato: l’Ufficio per la Statistica Nazionale della Gran Bretagna dice che dal 2007 le morti per droga da parte delle donne sono saliti da 382 a 697, un incremento dell’82%. Questo dato è in contrasto con la tendenza all’abbassarsi invece delle donne e fanno uso e abuso di droga e anche con il fatto che molte di queste morti non vengono riportate nella statistica. Anche perché c’è da dire che, sempre in questi ultimi dieci anni, molte di queste donne scomparse sono state avvelenate: si tratta di una categoria inerente le droghe legali (ossia i farmaci per lo più) e le droghe illegali, per cui è impossibile determinare quale sostanza sia colpevole della morte. In questo caso però il dato è ancor più allarmante, perché farebbe salire il numero di donne morte da 726 a 1172.

La gente – spiegano gli esperti del fenomeno Ian Hamilton e Katherine Sacks-Jones, che per primi hanno notato la tendenza, parlandone sul proprio blog – spesso pensa all’uso di droga in termini maschili, come fossero i soli ad avere problemi. E molte persone non sono consapevoli delle istanze specifiche che le donne affrontano. Il forte incremento delle morti femminili nell’ultimo decennio ci porta a un approfondimento. È davvero importante capire perché sta succedendo e intraprendere azioni per ridurre il fenomeno.

Ma quali droghe sono maggiormente in uso presso le donne tossicodipendenti nell’ultimo decennio? Ci sono sicuramente gli oppiacei, come l’eroina: chi ne fa uso, solitamente muore prima di aver compiuto 49 anni. Ma anche le cosiddette «club drug» ossia le sostanze psicotrope che solitamente si utilizzano in atmosfere “festose”, come in discoteca e ai rave – tra cui ecstasy, cocaina, Mdma – sono tra le cause di morte tra le donne, anche perché pare che stiano venendo prodotte con un incremento di potenza e di purezza. L’Mdma europeo è la sostanza più potente prodotta al momento e a essa sono da addebitare le scomparse di molte giovani donne nei club e nei festival.

Non si devono però sottovalutare le questioni relative alla riabilitazione: perché non funziona con le donne? Semplice: a volte non riescono neppure ad avere accesso alla riabilitazione. I centri di recupero per tossicodipendenti sono tradizionalmente spazi pensati per gli uomini. A questo si deve aggiungere che molte donne tossicodipendenti hanno sofferto di abusi domestici da parte del proprio partner e che spesso il proprio partner è un tossicodipendente in cura presso uno di questi centri. Così le donne si ritrovano a dover soffrire in silenzio, senza accedere davvero a un trattamento che potenzialmente potrebbe salvare le loro vite. La soluzione sarebbe quindi in nuovi modi e nuove strutture riabilitative, pensate per le donne.

I responsabili politici e i fornitori di trattamenti sono nella negazione – spiegano ancora gli esperti – Non stanno rispondendo all’innalzamento specifico delle morti tra le donne. Così, innanzi tutto, hanno bisogno di conoscere che quest’innalzamento sta avendo luogo, per cui c’è bisogno di trattamenti e servizi più indirizzati alle donne. […] Il loro uso di droghe è il sintomo di quel trauma piuttosto che la causa. […] Ci sono cose sistemiche che possono essere fatte. […] Ma niente può accadere finché i responsabili politici non affrontano il problema.