L’aborto clandestino è un problema che ancora oggi interessa le donne, anche in Italia.

Periodicamente sentiamo di qualche politico che si solleva per l’abolizione della legge 194 – che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. La 194 esiste da oltre 40 anni e, al netto dell’opinione di ciascuno, ha rappresentato un miglioramento sostanziale per tutte le donne del Paese.

L’obiezione di coscienza da parte dei medici, che la legge prevede, rischia però in certi casi di diventare un ostacolo difficile da superare.

Grosse percentuali di ginecologi la abbracciano – in Molise, per esempio, solo un medico pratica la Ivg in tutta la regione – e questo si traduce in una difficoltà oggettiva delle donne ad abortire, perché non riescono a trovare in tempo una struttura o un medico disposti ad aiutarle.

A questo si aggiungono le aberrazioni che la cronaca ci ha raccontato, come la vicenda di qualche anno fa di un’infermiera che negò a una giovane la pillola del giorno dopo – che è un contraccettivo d’emergenza, non parliamo di pillole abortive – in una struttura ospedaliera, trincerandosi dietro una presunta obiezione di coscienza.

La cronaca ci riporta anche storie di aborti clandestini, che non possono non preoccuparci molto.

Aborto clandestino, la cronaca

Aborto clandestino
Fonte: Pixabay

L’infuso di prezzemolo per procurarsi un aborto è storicamente uno dei metodi più conosciuti – ma attenzione, non è meno pericoloso di altri. Tra il 2013 e il 2014, le cronache dei quotidiani ci hanno restituito un fenomeno allarmante molto diffuso tra le giovani prostitute di Genova, anche minorenni, tra 17 e 29 anni.

Queste ragazze, per avere un aborto clandestino, hanno assunto un farmaco che veniva spacciato nella zona del porto, il Cytotec. Si tratta di un normalissimo medicinale per curare l’ulcera ma, come spiega Repubblica, se assunto in gravidanza provoca delle contrazione uterine e un aborto.

Esiste un kit di questo farmaco, che si può acquistare direttamente su Internet a 180 euro e arriva a casa, con la massima discrezione.

C’è stata un’impennata di queste situazioni – ha raccontato un’infermiera dell’ospedale Villa Scassi di Genova – tra queste donne, spesso prostitute, si è sparsa la voce, abbiamo almeno due casi al mese: vengono qui perché non riescono a fermare l’emorragia. Ho visto con i miei occhi una donna africana incinta di sei mesi che aveva preso il Cytotec, il bambino ovviamente non è sopravvissuto, una storia straziante. Sono donne giovani, tra i venti e i trent’anni. Spesso arrivano con le amiche, a volte ubriache. Per soffrire meno.

Queste testimonianze dimostrano come non sia sempre l’obiezione di coscienza a essere responsabile degli aborti clandestini (a Genova avvengono molte Ivg e viene somministrata anche la pillola abortiva Ru486).

Ci sono perciò altre dinamiche in gioco: i protettori, per esempio, che nel caso si tratti di prostitute, non vogliono che le donne si rivolgano all’ospedale, che prevede una registrazione del paziente come da prassi. Inoltre ci si deve presentare due volte a distanza di pochi giorni e alcune optano per l’aborto clandestino.

C’è anche un’altra variabile: l’ignoranza, ossia la scarsa conoscenza della legge che regola la libertà di scelta. O, nel caso si tratti di minorenni, subentra la paura che i genitori vengano a sapere.

Aborto, i dati italiani

Alla fine del 2018, il Ministero della Salute ha presentato i dati relativi all’interruzione volontaria di gravidanza (legale) in Italia per il 2017. In quell’anno c’è stata una flessione delle Ivg, 80733 casi, il 4,9% in meno rispetto al 2016. Le diminuzioni maggiori ci sono state in Liguria, Umbria, Abruzzo e provincia autonoma di Bolzano, mentre nella provincia autonoma di Trento sono cresciuti gli aborti.

La demografia delle donne che vi si sono sottoposte è variegata: tra le donne italiane il 46,7% aveva il diploma, tra le straniere il 45,5% la licenza media; il 44% di tutte non aveva figli precedenti; le italiane erano occupate nel 47,4% dei casi e le straniere nel 37%; le italiane nubili sono state il 59,4% contro il 34,3% delle sposate; le straniere sposate sono state il 46,5% contro il 48,1% delle nubili. Il numero di minorenni è sceso al 2,7 per mille, mentre le donne che avevano già avuto altri aborti sono state il 25,7%.

Per quanto riguarda l’obiezione di coscienza, viene praticata dal 68,4% dei ginecologi, dal 45,6% degli anestesisti e dal 38,9% del resto del personale sanitario. The Vision aggiunge i dati dell’obiezione di coscienza regione per regione: gli obiettori sono il 17,6% in Valle d’Aosta, l’84-86% in Sicilia, provincia di Bolzano, Abruzzo e Puglia, l’88,1% in Basilicata, il 96,9% in Molise – dove c’è appunto un solo ginecologo non obiettore.

In Italia, le donne che ricorrono alla pillola abortiva sono solo il 15,7% nonostante sia consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità rispetto all’aborto chirurgico. Un’altra peculiarità del Belpaese è il ricovero di tre giorni previsto, a fronte di una pratica che in altri Paesi avviene in day hospital – anche se alcune regioni prevedono che la paziente si dimetta dopo la prima somministrazione e torni un paio di giorni dopo per un nuovo ricovero.

Se c’è un farmaco innovatore – riflette Mirella Parachini, ginecologa al San Filippo Neri – in qualunque settore della medicina, non è che l’Italia dev’essere indietro di vent’anni rispetto agli altri Paesi occidentali. È medicina, non può essere soggetta a una discriminazione ideologica. Ora sono passati dieci anni dall’immissione in commercio: possibile che la classe medica non abbia un sussulto di dignità nel dire che le donne italiane sono inspiegabilmente discriminate rispetto a quelle degli altri Paesi?

Aborto clandestino, appelli e campagne per la 194

Aborto clandestino
Fonte: Pixabay

A fronte di tutte le interruzioni di gravidanza legali di cui abbiamo fornito i dati, l’esistenza di aborti ancora fai da te è una realtà che non si può trascurare. Così le associazioni a tutela della salute delle donne vanno alla radice e quindi a una delle cause: l’estesa obiezione di coscienza. Esiste un progetto dal nome Aborto al Sicuro, che ha lanciato una campagna per la reale applicazione della 194 in Lombardia, Marche, Liguria, Lazio ed Emilia Romagna. In questo progetto viene chiesta anche maggiore informazione e sensibilizzazione su prevenzione e contraccezione contro i rischi legati all’aborto clandestino. Il progetto mira a una proposta di legge di iniziativa popolare.

A favore della somministrazione ambulatoriale della Ru486 si sono schierate alcune organizzazioni tra cui l’associazione “Luca Coscioni” che sul suo sito ha lanciato un appello, sostenuta anche dall’Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto, l’Associazione Italiana Educazione Demografica e altri enti e circoli di ambito. La prima firmataria è Emma Bonino, che a suo tempo negli anni ’70 è stata un’accanita sostenitrice della 194.

Chiediamo pertanto oggi […] di allinearci alle buone pratiche cliniche degli altri Paesi europei – si legge nell’appello – ammettendo anche il regime ambulatoriale per la Ivg farmacologica, in ragione del diritto delle donne a scegliere e della adeguatezza delle prestazioni. Ciò comporterebbe un notevole risparmio di risorse, che potrebbero essere  meglio indirizzate per  il potenziamento della rete dei consultori e per la promozione di un più facile accesso alla contraccezione, unica reale prevenzione del ricorso all’aborto.

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