I nuovi dati sulle mutilazioni genitali femminili: in Italia oltre 88.500 donne

Le mutilazioni genitali femminili colpiscono ancora oggi milioni di donne, e anche in Italia rappresentano un problema elevato e che va combattuto con il dialogo e l'aiuto di chi le ha subite

Quando si sente parlare di mutilazioni genitali femminili si tende a credere che non ci riguardi e che sia un problema lontano da noi e dalla nostra cultura. Secondo gli ultimi dati raccolti, però, è emerso che in Italia sono oltre 88.500 le donne che hanno subito questo genere di pratica, un numero altissimo e che deve far riflette.

Mutilazioni genitali femminili, un problema anche in Italia

Uno studio condotto dall’Università di Milano Bicocca e Università di Bologna, e che ha messo in luce come solo in Italia, ci sia stato un aumento del 1% rispetto alle stime pubblicate nel 2019, e rilasciate sempre da uno studio condotto dall’Università Bicocca.

Dati che sono stati presentati lo scorso 23 ottobre nella Sala Consiglio della Città Metropolitana di Milano, presso Palazzo Isimbardi. E che ha dimostrato come quello delle mutilazioni genitali femminili sia un problema ancora presente e che ci tocca direttamente.

Cosa sono le mutilazioni genitali femminili

Quando si parla di mutilazioni genitali femminili, si intendono tutte quelle pratiche che, sulla base di motivazioni religiose, culturali e comunque sempre non mediche, vanno a compromettere la salute e l’integrità dell’apparati genitale femminile, come l’incisione e/o la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili.

Tra le pratiche più comuni ci sono:

  • la rimozione parziale o totale del glande clitorideo  e/o del prepuzio/prepuzio clitorideo;
  •  la rimozione parziale o totale del glande del clitoride e delle piccole labbra con o senza rimozione delle grandi labbra;
  •  il restringimento dell’apertura vaginale ottenuto mediante la creazione di un sigillo di copertura, che viene fatto tagliando e riposizionando le piccole labbra, o grandi labbra (pratica nota come infibulazione);
  • cauterizzazioni,  punture, raschiature, piercing, incisioni e tutte le altre procedure non mediche ed estremamente dannose per i genitali femminili.

Un evento traumatico per chi lo vive, e che comporta gravi conseguenze per la salute della donna, sia fisica che psichica e anche sessuale. E che viene eseguita sia su giovani donne che sulle bambine, soprattutto in Paesi dello stato africano e in alcuni luoghi in Asia, per un totale di circa 30 Paesi in cui ancora viene praticata.

Secondo alcune stime Dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, questa violazione dei diritti umani colpisce almeno 230 milioni di donne, bambine e ragazze nel mondo, una terribile pratica è stata condannata da numerose risoluzioni dell’ONU, ma anche dall’Unione Europea e dell’Unione Africana.

Lo studio sulle MGF, le mutilazioni genitali femminili

Come affermato da Patrizia Farina, dell’Università Milano- Bicocca e Livia Ortensi, dell’Università di Bologna, che hanno curato la ricerca, insieme ad Alessio Menonna di Fondazione Ismu, all’interno del Progetto DORA “Guardando all’Italia al 1° gennaio 2023 si stima che siano presenti circa 88.500 donne di età superiore ai 15 anni che hanno subito le mutilazioni genitali femminili, la grande maggioranza delle quali nate all’estero (98%)”. E ancora, “La prevalenza più elevata si registra tra le donne over 50 e si riduce al diminuire dell’età”.

Le comunità con numeri assoluti più alti di donne che hanno subito le mutilazioni genitali sono egiziane, nigeriane ed etiopi con un’incidenza maggiore tra le donne somale (che raggiungono il 97,8%), le donne sudanesi (90,8%) e le donne guineane (91,5%). Le bambine in Italia con meno di 15 anni che oggi sono potenzialmente a rischio di subire le mutilazioni genitali femminili sono 16.000.

Pratiche che, come si evince da questi dati non sono per nulla lontane da noi ma che anzi ci coinvolgono in modo rilevante. Delle pratiche lesive della dignità umana e che si abbattono anche sulla salute della donna e che sono ancora oggi presenti in tantissime famiglie stranieri che vivono nel nostro Paese.

MGF, perché è bene parlarne e gli aiuti

Una piaga che è accompagnata da silenzio e la sottomissione e che vede nelle nostre istituzioni il dovere di accompagnare le organizzazioni e le persone che si occupano di affrontare questo problema in un percorso di dialogo reale. Un modo per sensibilizzazione e che svolga anche una funzione di accompagnamento a livello sanitario per tutte quelle donne che, nel corso della vita, hanno subito questo genere di violenza.

Un aiuto necessario, come sottolineato anche da Maria Carmela Rozza, Consigliera regionale della Regione Lombardia, che ha affermato “le istituzioni sono grate alle associazioni, che fanno un lavoro prezioso su queste battaglie importanti. Abbiamo il dovere di sostenerle. I dati di oggi ci indicano quanto il lavoro dal basso, il dialogo, siano fondamentali, per dei cambiamenti sociali e culturali nelle società, la nostra e di qualsiasi altra parte del mondo”.

Un aiuto che si mette in mezzo e a contrasto di un problema che riguarda solo i Paesi lontani, perché come ci dimostrano i dati sopra citati, chi ha subito le mutilazioni genitali femminili vive qui, nelle nostre comunità e nei quartieri delle città italiane. E molto volte si tratta di donne che non hanno mai raccontato la propria esperienza, nemmeno a livello famigliare. Ma che raccontando, si sentono ascoltate, accolte e capite, trasformandosi da vittime di una violenza a portatrici di un potere che può salvare e aiutare altre donne e bambine.

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