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Galleria: La tortura legalizzata dell’isteroscopia: il racconto di 4 donne traumatizzate

La tortura legalizzata dell'isteroscopia: il racconto di 4 donne traumatizzate

Lo definiscono un esame di routine e non invasivo, ma l'isteroscopia può rivelarsi una vera e propria tortura traumatizzante per molte pazienti che la subiscono. Come nei 4 casi raccontati in questo articolo.

La tortura legalizzata dell’isteroscopia: il racconto di 4 donne traumatizzate

La tortura legalizzata dell'isteroscopia: il racconto di 4 donne traumatizzate
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Fra tutti gli esami invasivi a cui si deve sottoporre una donna, l’isteroscopia è senza dubbio uno dei più dolorosi, per la modalità con cui viene eseguito, e che traumatizza maggiormente le donne. Ma di cosa si tratta esattamente?

Cos’è l’isteroscopia

L’isteroscopia è la procedura attraverso cui un ginecologo osserva e analizza la cavità uterina, il canale cervicale e l’endometrio, ovvero la tonaca mucosa dell’utero, dall’interno, servendosi dell’ isteroscopio, un lungo tubicino, simile a una cannuccia, dotato di una telecamera e di una fonte luminosa a un’estremità che, collegato a un monitor, riproduce quanto osserva la suddetta telecamera.
L’isteroscopia può avere finalità diagnostiche o terapeutiche; la prima, ad esempio, è impiegata nella ricerca di patologie dell’utero come fibromi uterini, polipi uterini, aderenze intrauterine, nella raccolta di un campione di endometrio da sottoporre a biopsia e nell’individuazione delle cause di determinate anomalie e sintomi (come la presenza di irregolarità mestruali, la perdita insolita di sangue dalla vagina, il dolore pelvico cronico, la presenza di mestruazioni dopo la menopausa, l’infertilità e via dicendo), mentre l’isteroscopia operativa è utilizzata principalmente nel trattamento dei polipi e fibromi uterini, per la correzione delle aderenze intrauterine, la rimozione di residui placentari post-abortivi o post-partum, e come forma di contraccezione permanente attraverso la chiusura delle tube.

Un incubo per molte donne

 

Fonte: web

Per quanto l’esame venga descritto nella carta dei servizi on-line delle strutture ospedaliere come una procedura non-invasiva/mini-invasiva e indolore, per una percentuale rilevante di donne l’isteroscopia si rivela una vera e propria tortura durante i dieci minuti di realizzazione. Una tortura non necessaria, se solo fosse offerta alle pazienti l’opportunità di eseguirla con anestesia in Day Surgery.
Per far capire quanto drammatica sia la situazione, la signora Pritie Maria Barzaghi ha lanciato una petizione su Change.org, rivolta al Ministero della Salute, affinché il ricorso agli anestetici sia garantito per legge a tutte le pazienti, e non a discrezionalità degli ospedali.
In Italia, si legge nel testo della petizione, la percentuale di donne che subiscono l’isteroscopia come vera e propria tortura è del 25%, per alcuni addirittura il 40%.

Nel 2016 – recita la petizione – è stato condotto uno studio sulla sintomatologia dolorosa in un campione consistente di pazienti. Lo studio ha tenuto conto anche dei risultati di altri studi italiani e stranieri nel trarre le seguenti conclusioni: con riferimento alla scala del dolore VAS che va da 1 (assenza di dolore) a 10 (dolore intollerabile), il 20-33% delle pazienti prese in esame ha riferito di aver sperimentato un’intensità di dolore superiore a 7 fino al livello massimo di 10.

Praticato “in serie” negli ambulatori, l’esame non presenta alcuna empatia per le pazienti, e non tiene minimamente conto delle specificità anatomiche di ciascuna paziente nelle varie fasce di età, dato che, come si evince anche dalle Linee Guida per l’Isteroscopia Ambulatoriale “SEGi”, disponibili anche in rete, a soffrire maggiormente durante l’isteroscopia sono soprattutto donne con stenosi cervicale, donne in postmenopausa con stenosi cervicale e atrofia endometriale, donne che non hanno mai partorito, donne che non hanno partorito per via naturale e donne con determinate conformazioni anatomiche come endometriosi, adenomiosi, anomalie strutturali dell’utero.

Urla, pianti, nausee, alcune pazienti entrano in stato di shock, vomitano, svengono, così molte descrivono le conseguenze dell’esame.

Il dolore straziante avvertito durante l’isteroscopia, descritto spesso dai medici come simile ai crampi mestruali, dalle pazienti è invece associato all’inserimento forzato dell’isteroscopio attraverso il canale cervicale, ricco di fibre nervose sensitive; in questo senso, prosegue la petizione, l’impiego di mini isteroscopi con un diametro pari a 2,7 mm invece dei tradizionali di diametro pari a 5 mm potrebbe alleviare la sofferenza, così come l’utilizzo di isteroscopi con profilo ovale, che meglio si adatterebbero all’anatomia del canale cervicale. Purtroppo, in questo senso, l’arretratezza di molte strutture ospedaliere gioca un ruolo fondamentale affinché non vengano forniti i giusti strumenti in grado di alleviare il dolore.
Allo stesso modo, l’ecografia pelvica transvaginale 3D di ultima generazione, potrebbe rappresentare un’importante realtà anche in ambito ginecologico, se non ci fossero tenaci resistenze alla divulgazione, dipendenti soprattutto dal costo e dalla necessità di realizzare il training specifico degli operatori, sia nella conoscenza della tecnica che nella rielaborazione delle immagini acquisite.

Esiste, in Gran Bretagna,una campagna Facebook contro la Painful Diagnostic Hysteroscopy, e nel 2014, Lyn Brown, un membro del Parlamento inglese, ha parlato per due volte alla Camera dei Comuni proprio al fine di sensibilizzare il governo su questa pratica che può rivelarsi dolorosissima e traumatica.

Per far comprendere fino in fondo il problema, in gallery abbiamo raccolto alcune delle testimonianze più atroci di donne che hanno subito un’isteroscopia.