Anche se è piuttosto raro che ciò avvenga, anche il pene si può fratturare. La frattura può verificarsi in seguito a una innaturale flessione durante l’erezione.

La frattura del pene, anche nota come “sindrome del chiodo piegato” o “il passo falso del coito”, comporta la rottura della tunica albuginea, la membrana che ricopre i corpi cavernosi. Durante l’erezione, questa membrana diventa più sottile, esponendo il pene a eventuali traumi soprattutto nel corso di rapporti sessuali o masturbazioni particolarmente energiche. Secondo uno studio pubblicato su Advances in Urology, la posizione sessuale più pericolosa che può più facilmente portare alla frattura del pene è quella dell’amazzone, in cui la donna si posiziona sopra l’uomo.

In seguito alla frattura del pene, si avverte un suono sordo seguito da un dolore intenso e lancinante. La perdita dell’erezione è immediata e possono crearsi lividi e gonfiori dovuti all’accumulo di sangue sotto la pelle. Inoltre, è possibile perdere sangue dalle urine e dalla punta del pene.

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Per verificare l’effettiva frattura del pene, è necessario una risonanza magnetica, utile per capire quanto il trauma sia esteso. A seconda del risultato, si sceglie la terapia più appropriata. Spesso è necessaria una immediata operazione chirurgica, volta a riparare la tunica albuginea ed eventuali danni a carico dell’uretra.

I possibili effetti collaterali che possono presentarsi a seguito dell’intervento sono il pene leggermente ricurvo, la creazione di fastidiose fistole, la disfunzione erettile e l’erezione dolorosa. Dopo un periodo di osservazione da passare in ospedale, il medico riferirà quando si potrà ricominciare ad avere rapporti sessuali.

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Sottoporsi a una visita medica nel più breve tempo possibile dopo una frattura al pene è indispensabile al fine di evitare complicanze nel lungo periodo. Nel caso non si ricevessero cure immediate si potrebbe avere, in futuro, problemi a urinare e costante presenza di sangue nelle urine. Anche il pene diventerebbe gonfio e dolorante e non si potrebbero più avere rapporti sessuali. È chiaro, quindi, che in questi casi “guarire da soli” senza intervento medico non è possibile.

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