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Favismo: perché alcune persone non possono mangiare le fave

Non è una patologia vera e propria, anche se viene chiamata "malattia delle fave": vediamo cos'è il favismo e perché chi ne soffre non può mangiare le fave e assumere alcuni farmaci.
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Il favismo è un’anomalia genetica che interessa un enzima presente nei globuli rossi. È conosciuta anche come “malattia delle fave”, anche se non si tratta esattamente di una patologia. Il favismo non permette ai soggetti affetti di mangiare fave e altri alimenti. Vediamo meglio di cosa si tratta e quali sono le sostanze da evitare.

Cos’è il favismo?

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Fonte: Web

Il termine favismo deriva dalla parola fava, poiché chi è affetto da questa condizione deve evitare principalmente questo legume, ma anche altri elementi, sostanze e farmaci. Il favismo in medicina si configura come un deficit dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), implicato nel corretto funzionamento dei globuli rossi. Questo enzima si presenta con molte varianti, ma le più frequenti sono la variante africana o GdA- e la variante mediterranea GdB-, quest’ultima causa di favismo dall’assunzione delle fave.

Come spiega il prof. Lucio Luzzatto, ematologo, oncologo e genetista, per l’Osservatorio di Malattie Rare, il favismo non è da intendersi come una malattia, ma si tratta di una variante genetica che comporta il rischio, in alcuni casi, di una crisi emolitica, ossia la distruzione degli eritrociti.

Favismo: i sintomi

Il favismo, per le persone affette da deficit di G6PD, si manifesta con crisi di anemia emolitica acuta, a causa dell’assunzione di determinati alimenti e sostanze, oppure anemia emolitica cronica. Dopo un periodo che va dalle 12 alle 48 ore dall’ingestione si manifestano anemia e ittero: la carnagione impallidisce, le sclere oculari diventano gialle e l’urina di colore rosso vino. L’ittero è causato da un’alta concentrazione nel sangue di bilirubina, ossia un prodotto di scarto dell’emoglobina che è presente nei globuli rossi.

Altri possibili sintomi che accompagnano l’anemia emolitica, ossia la distruzione prematura dei globuli rossi, sono stanchezza, febbre, tachicardia, dolori addominali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) distingue il favismo in livelli di diverso grado di gravità. L’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) li riporta come classi di deficit divise per attività degli eritrociti:

  1. severo, dall’1 al 4 % di attività enzimatica residua
  2. intermedio, dal 3 al 10 % di attività enzimatica residua
  3. moderato, dal 10 al 40% di attività enzimatica residua

Alimenti da evitare per chi soffre di favismo

Il favismo è quindi uno dei casi di anomalia dell’enzima G6PD, che viene causato dall’assunzione di determinati alimenti, principalmente appunto le fave. Chi ha questo deficit infatti può anche vivere interamente senza che si manifesti una crisi emolitica, e dunque il favismo. Le fave, ingerite fresche, secche o anche surgelate, sembrano essere la causa principale di questa condizione. Ciò accade poiché contengono due sostanze, la vicina e convicina, ritenute responsabili delle crisi emolitiche perché hanno azione ossidante.

Nonostante l’opinione pubblica e gran parte della medicina sostenga che siano da evitare in generale anche gli altri legumi, come piselli e fagioli, il prof. Luzzato sostiene che solamente le fave siano da evitare, poiché non c’è dimostrazione della correlazione tra le crisi emolitiche e gli altri legumi, e solamente le fave contengono sostanze come la vicina.

Favismo e farmaci

Abbiamo detto che il favismo è un’anomalia di origine genetica, di conseguenza, solamente un deficit di enzima G6PD nel codice genetico può diventare sintomatico e causare anemia e altre gravi conseguenze. Oltre all’assunzione di fave, i soggetti carenti di questo enzima possono andare incontro a emolisi anche dopo l’assunzione di alcuni farmaci, e durante un’infezione.

L’enzima G6PD nei globuli rossi ha una principale funzione antiossidante. È per questo motivo che i soggetti carenti non possono assumere sostanze pro-ossidanti, come le stesse fave, che contengono vicina, un potente ossidante. I medicinali che hanno elementi definiti perossidi, poiché liberano ossigeno e hanno azione ossidante, sono molti. Si tratta principalmente di analgesici, antipiretici, antimalarici, salicilati, alcuni farmaci per la chemioterapia, la chinidina.

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