
Endobelly: cos'è e perché se ne parla così poco


“Sembri incinta.” È questo uno dei commenti più comuni che ricevono le persone con il cosiddetto “endobelly”, ossia una delle manifestazioni più aggressive e sottovalutate dell’endometriosi. L’endobelly si palesa, infatti, mediante un gonfiore addominale severo e, spesso, doloroso, ed è sintomo di una malattia cronica e infiammatoria che, a livello globale, colpisce circa il 10% (pari a 190 milioni) delle ragazze e delle donne in età riproduttiva. Vediamo di cosa si tratta, quali sono le cause e con quali rimedi si può curare.

Il termine endobelly tra origine dalla crasi dei sostantivi inglesi “endo” (abbreviazione di endometriosi) e “belly” (“pancia”) e si riferisce all’addome gonfio, teso e fastidioso (se non doloroso) provocato dall’endometriosi. Non si tratta, dunque, di un semplice gonfiore premestruale, ma di una vera e propria infiammazione cronica, di cui, però, si parla ancora troppo poco.
Come precisa la ginecologa Francesca Bongioanni, responsabile dei centri GeneraLife di Torino e Milano, appunto:
L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica che colpisce il 10-15% delle donne in età fertile, causata dalla presenza del tessuto dello strato interno dell’utero, l’endometrio, in cavità addominale. Questo tessuto si comporta come l’endometrio uterino, sfaldandosi e sanguinando in corrispondenza del flusso mestruale, determinando uno stato infiammatorio cronico. L’endometriosi si localizza sulle ovaie, causando cisti chiamate endometriomi, e/o nella cavità addominale creando lesioni focali o vere e proprie placche che causano aderenze che coinvolgono i nervi pelvici, la vescica e l’intestino.
Ma quali sono le cause dell’endobelly? Non sempre si possono ricondurre a un unico fattore, anzi: è una miscellanea di meccanismi, derivanti sia dall’endometriosi stessa, sia dalle alterazioni che riguardano gli organi circostanti e il loro equilibrio (come il microbiota intestinale). Tra le cause più diffuse, si annoverano:
In Italia, l’endometriosi ha una prevalenza che si aggira sul 10-15% della popolazione femminile, toccando il 30-35% quando si tratta di donne infertili o che faticano a concepire. Peccato che, nella maggior parte dei casi, la diagnosi non sia immediata. Al contrario: spesso impiega anche anni a essere decretata.
È il caso di Giorgia Soleri, attivista, scrittrice e creator che ha avuto la diagnosi di endometriosi in un lasso di tempo durato circa 7 anni. Un ritardo diagnostico che acuisce i sintomi della malattia, dal dolore cronico al malessere psicofisico, dai sanguinamenti abbondanti all’endobelly, fino a casi di infertilità.
Come ha spiegato Soleri in un suo lungo post su Instagram, dedicato proprio al gonfiore addominale:
Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi, e nonostante colpisca 1 donna su 9, la si conosce troppo poco e se ne parla ancora meno. Lo dimostra la domanda in sovrimpressione, scelta casualmente tra le centinaia simili che quotidianamente ricevo da anni, online e offline. Perché quella pancia gonfia che vedete ripresa e che ai più rimanda a un’immaginario legato alla maternità, per tante di noi si chiama “endobelly”. Letteralmente “pancia da endometriosi”, il gonfiore addominale è solo uno degli innumerevoli sintomi, spesso invalidanti, di questa malattia subdola.
E, ancora:
Un altro è quello di poter soffrire, secondo le stime nel 40%/50% dei casi di endometriosi, di infertilità o sub-fertilità. Questo significa che se io fossi alla ricerca di una gravidanza che non arriva, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi. Così come il rapporto con il mio corpo, la cui sfida non è solo quella di imparare a conviverci nonostante il dolore che mi provoca, ma provare ad accettare tutto i cambiamenti a cui la malattia e le conseguenti terapie mi sottopongono su cui io ho un margine di manovra minimo. E farlo con un costante sguardo esterno che mi giudica, ricordarmi che anche da malata, la cosa più sconveniente per una donna è non compiere sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile, socialmente parlando.
Soleri conclude con una riflessione fondamentale:
Ma io non voglio essere bella. Voglio essere ascoltata, creduta, curata. Voglio essere vista dal sistema sanitario e tutelata dalle istituzioni. Voglio più formazione, azione, sensibilizzazione. Voglio più ricerca, voglio una cura. Voglio che le prossime sorelle di dolore non debbano aspettare una media di 10 anni per avere una diagnosi, sentendosi additare lungo il percorso come matte, ansiose, bugiarde, isteriche. Perché nessuna di loro debba più vivere questo incubo, o giustificarsi davanti a domande come questa.
L’endobelly è fonte di fastidio, dolore e, spesso, risulta invalidante per le persone che lo subiscono. Sebbene non esista ancora una cura definitiva, esso può, tuttavia, essere gestito. Alcune strategie specifiche, infatti, possono contribuire a ridurne frequenza e intensità. Vediamo quali sono.
Un aspetto essenziale è senza dubbio rappresentato dallo stile di vita e, nello specifico, dall’alimentazione. In questo senso, è utile ridurre drasticamente – se non eliminare – gli alimenti pro-infiammatori, come gli zuccheri raffinati, l’alcol e i latticini, prediligendo una dieta anti-infiammatoria ricca di pesce azzurro, grassi buoni, frutta e verdura.
In generale, poi, sarebbe ideale effettuare pasti piccoli e frequenti, evitando di mangiare troppo a singolo pasto e lasciando sempre un arco di tempo di circa tre ore tra uno e l’altro, favorendo, così, il transito intestinale. A queste buone abitudini si aggiunge, poi, il movimento e alcuni gesti mirati: sport come lo yoga e la fisioterapia pelvica, ad esempio, possono aiutare a ridurre la pressione viscerale e ad aumentare il benessere complessivo, mentre apporre una borsa dell’acqua calda sull’addome può alleviare sensibilmente la tensione.
L’endobelly può essere trattato a livello medico solo nel momento in cui si ha una diagnosi certa di endometriosi. Da tale punto di vista, alcuni degli interventi maggiormente risolutori a disposizione sono i seguenti:

Filosofa, bioeticista e giornalista, scrivo e vivo con appassionata curiosità, alla costante ricerca dell'inedito e della bellezza del mondo. Sono affascinata dalle donne libere e indipendenti, da cui traggo quotidiana ispirazione....
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