Cura dell’emicrania: i nuovi orizzonti tra farmaci innovativi e prevenzione

Il mal di testa non è sempre uguale e soprattutto esistono tipologie croniche, più gravi e da non sottovalutare: convivere con l'emicrania, una vera e propria patologia debilitante, non è facile. Per questo in ambito medico continuano le ricerche per nuovi farmaci e terapie.

L’emicrania è una patologia diffusissima, ma ancora spesso sottovalutata, considerato un sintomo passeggero che si risolve solamente nella fase acuta. In realtà è una condizione molto invalidante, che in molte persone non è diagnosticata correttamente, nonostante venga più volte al mese. Oggi per fortuna nella cura dell’emicrania nuovi orizzonti sono possibili, tra farmaci di nuova generazione e quelli preventivi, che possono fare la differenza sulla salute e la vita di milioni di persone.

Cos’è l’emicrania e quante persone ne sono colpite

L’emicrania è una malattia neurologica cronica che non va scambiata per un semplice mal di testa, perché molto debilitante e che necessita di cure specifiche. È caratterizzata da attacchi ricorrenti di dolore, spesso pulsante e unilaterale, di intensità che va da moderata a molto forte, a volte associato a nausea o vomito e a sensibilità alla luce. Può durare in media dalle 4 ore fino a 3 giorni se non curata o gestita tempestivamente. Esistono diversi tipi di emicrania, tra cui quella accompagnata da aura visiva.

Le cause possono essere diverse, da stress a fattori ormonali, genetici, ambientali, alterazioni neurochimiche, e altre condizioni. Si tratta infatti di una patologia multifattoriale, ed è definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) come un disturbo legato a una disfunzione del sistema nervoso centrale. Proprio l’OMS ha riportato i numeri di questa patologia, inserita tra la più diffusa tra le diverse tipologie di cefalea.

In particolare, l’insorgenza dell’emicrania si osserva a tutte le età, ma più comunemente tra i 20 e i 30 anni, periodo in cui sovvengono più squilibri ormonali, di stile di vita, stress, ecc, e colpisce maggiormente le donne. Secondo le ricerche, nel mondo sono circa 1,2 miliardi le persone che soffrono di emicrania, ovvero il 12-14% della popolazione mondiale. In Italia la percentuale è uguale, con circa 6 milioni di persone con emicrania. Portandola ad essere, nel nostro paese, la seconda causa di disabilità tra le malattie non mortali.

Nuove ricerche e cure più specifiche

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Fonte: iStock

Questi dati mostrano l’importanza di trovare una cura all’emicrania, nuovi orizzonti della medicina che possano aiutare sempre più pazienti a trovare terapie più specifiche e durature. E soprattutto a non sottovalutare la patologia come un comune mal di testa transitorio, uno dei motivi principali per cui spesso si ignorano le cure adeguate.

A tale riguardo il gruppo di ricerca coordinato da Cristina Tassorelli, del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia, in collaborazione con il Centro Cefalee dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia, ha fornito un contributo rilevante al progresso delle conoscenze sulle cefalee primarie. I ricercatori di Pavia sono tra gli autori delle linee guida internazionali sulla gestione farmacologica dell’emicrania, pubblicate sulla rivista Cephalalgia della International Headache Society.

Inoltre, in uno studio apparso su The Lancet Neurology, hanno evidenziato come l’uso ancora limitato delle terapie preventive rappresenti una criticità importante. La ricerca si basa principalmente sulla prevenzione, concentrandosi su farmaci, terapie e comportamenti che possano agire alla fonte, non solo nella fase acuta. La chiave sembra essere agire sulla causa primaria dell’emicrania, ovvero la CGRP (Calcitonin Gene-Related Peptide). una proteina coinvolta nei meccanismi del dolore emicranico, che stanno aprendo nuove prospettive per un controllo più efficace e duraturo della malattia.

Una cura per l’emicrania che apre nuovi orizzonti, così da limitare l’utilizzo dei farmaci FANS da parte dei pazienti, meno efficaci e più dannosi per l’organismo. Rispetto ai trattamenti tradizionali non mirati, queste soluzioni offrono un migliore controllo della malattia, favoriscono una maggiore aderenza terapeutica e si rivelano utili anche nei pazienti che non avevano risposto alle terapie preventive convenzionali.

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