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La nuova vita di Chiara con Quincey, cane allerta antidiabete

Come cambia la vita di una famiglia quando a un figlio viene diagnosticato il diabete di tipo 1, una malattia subdola che può essere letale?La storia di Chiara è la storia di una malattia che cambia la vita, ma anche di un'amicizia, quella con Quincey, cane allerta diabete, che le ha ridato speranza e fiducia nel futuro.

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Ad aprirci la porta è Barbara Abissoni, la mamma di Chiara. Quincey è in giardino che abbaia come se dovesse far paura, ma lo scodinzolio della coda e i suoi occhi tradiscono l’indole dolce e giocosa del golden retriever.

La storia di Chiara e Quincey è una bella storia da raccontare, perché è tante storie insieme: è la storia di una malattia subdola che colpisce una bambina e quella di una famiglia che non ha tempo di pensare perché a me, ma soprattutto è la storia di una rinascita dal dolore, una storia di speranza e di una vita che invece di farsi diversa, e lasciare che il diabete la faccia da padrone, si fa nuova.

Ho capito che la mia vita non sarebbe più stata come prima e continuavo a chiedermi perché fosse successo a me. Ho pianto molto, ma poi ho capito che non dovevo smettere di farmi questa domanda, soprattutto grazie a Quincey.

Chiara ha 12 anni, nel 2016, quando le viene diagnosticato il diabete di tipo 1.
Non è passata tanto tempo da allora, ma lei non è più una bambina: oggi è una ragazza in cui già intravedi la donna bella, forte e sorridente che è sua madre. Avrebbe il diritto di essere arrabbiata, lo è stata per un periodo, poi ha deciso di non lasciare al diabete il permesso di decidere per il futuro al posto suo.

Al fianco di questa guerriera che sorride timida alla telecamera, c’è una famiglia, di cui fa parte a pieno titolo anche Quincey, il cane allerta diabete di Chiara. Insieme, Chiara e Quincey, non hanno paura:

Quando pensavo a un futuro ero molto preoccupata, perché avevo paura di star male, di non avere nessuno e di essere da sola. Con Quincey, invece, sento di poter fare praticamente tutto, di poter fare il viaggio il più lontano possibile, di andare via da sola. Fare tutto.

Ma andiamo con ordine: Barbara e Chiara ci hanno accolti in casa loro per raccontarci la loro storia e del grande dono di Quincey a Chiara.
Quincey e Chiara insieme sono uno dei 74 binomi diabetico/cane che stanno seguendo il protocollo Cane Allerta Diabete ideato da Roberto Zampieri, responsabile cinofilo e fondatore di Progetto Serena Onlus.

Raccontare la loro esperienza non significa solo raccontare una bella storia, ma permettere ad altre persone che soffrono di diabete di conoscere come un cane allerta diabete possa cambiare – e potremmo in alcuni casi dire salvare – la loro vita.

Ma cominciamo dall’inizio:

Cos’è il diabete di tipo 1?

BarbaraIl diabete di tipo 1 da cui è affetta Chiara è una malattia autoimmune in cui le cellule del suo sistema immunitario, detto in modo semplice, hanno ucciso, distrutto, le cellule del pancreas che sono deputate alla produzione di insulina e senza insulina non si può vivere.

Cosa devi fare ogni giorno, Chiara? Di quali dispositivi o medicine necessiti?

ChiaraCome prima cosa un glucometro, una puntura salvavita, che si usa in caso io svenga perché sono in ipoglicemia grave; poi delle penne di insulina con i loro appositi aghi, anche se ora, nel mio caso, io ho un microinfusore, che è uno strumento che ho attaccato alle braccia, alle gambe o alla pancia e che mi inietta lui il farmaco direttamente.

Grazie a questo sensore oggi mi buco molto meno, faccio circa 6 prove al giorno, mentre prima arrivavo anche 10 e 15 volte o più al giorno.

Cosa devi fare ogni volta che mangi?
C- Tutte le volte che mangio devo fare l’insulina e, più precisamente, calcolare quanti carboidrati ho ingerito e, in base a questo, dosare il farmaco.

Cosa rischia una persona affetta da diabete di tipo 1?
B- Cosa rischia? Di morire.
Al di là di tutte le complicazione a cuore, reni, occhi, sistema nervoso e svariate complicanze. Se è ben compensato il problema sono le crisi ipoglicemiche, per cui… rischia di morire.

La notte è il momento peggiore. Perché?
B- Quando la notte dormiamo non ci si accorge di queste crisi e quando la glicemia scende si rischia di perdere la vita.

Chiara, all’inizio tu non riuscivi neppure a pronunciare la parola “diabete”, giusto?
C- Sì, non riuscivo a pronunciarla perché mi faceva sentire diversa.
C’è stato un periodo in cui in casa lo chiamavamo Mister D.

Come cambia la vita di una famiglia quando si scopre che la propria figlia ha una malattia subdola come il diabete?
B- Come genitore uno non vorrebbe mai che il proprio figlio si ammalasse di qualunque malattia, a maggior ragione di una malattia cronica e che sai che è talmente pericolosa per cui dipendi da un farmaco giornalmente per qualunque cosa, se vuoi vivere, e dall’altra parte rischi di morire in qualunque momento per una crisi.

Quindi insieme abbiamo cercato di conoscere il diabete, che non è un compagno di strada facile, a volte è silenzioso, a volte fa quello che vuole, a volte puoi provare a capire ma non sai come fare a intervenire, e andare avanti.

Da genitore significa cercare un equilibrio in un disequilibrio, che è dato dalla nostra preoccupazione al diritto di Chiara di vivere la sua vita. Bisogna trovare gli strumenti giusti per lasciargliela vivere, senza lasciarsi schiacciare dalla malattia.

L’arrivo di Quincey ha fatto la differenza…

C- Lui mi aiuta e non fa domande e, sentendo la crisi prima di me, sembra che la viva anche lui. È diventato uno dei miei migliori amici con cui riesco a condividere la mia malattia.

Spieghiamo a questo punto cosa fa un cane allerta diabete.
B- Quincey quando viene una crisi di ipoglicemia, ovvero quella più grave per cui Chiara ha sempre con sé una puntura salvavita, o di iperglicemia, va da Chiara e comincia a leccarle il viso e chiamarla con la zampa.

Se da Chiara ha una risposta positiva Quincey si calma, se invece Chiara non dà segnali o di notte non si sveglia allora viene a cercare me, mio marito o il fratello, ci prende la mano in bocca e ci accompagna da Chiara.

Com’è cambiata la vostra vita da quando è arrivato Quincey?
B- Siamo un po’ più sereni e un po’ più tranquilli. Da quando siamo diventati genitori di una bambina affetta da diabete non dormi più la notte. Hai paura di non sentire il sensore, che Chiara entri in crisi e di perderla senza accorgertene.

Il fatto che al suo fianco ci sia Quincey, che provi a svegliare Chiara e poi venga a svegliare noi se lei non gli dà risposta… beh, fa la differenza e ci dà una sicurezza in più.

Il protocollo Cani Allerta nel Diabete è a uso esclusivo di Progetto Serena Onlus: come funziona l’addestramento?B- Il primo step è che il cane inizi ovviamente nell’ambiente di casa.

Chiara, quando aveva dei valori d’inizio ipoglicemia tra 70-80, ha masticato una garza sterile normalissima e da lì abbiamo insegnato a Quincey, come fosse gioco, a riconoscere prima il boccettino in cui la garza sterile era inserita e poi l’odore di questa garza.

Ogni volta che Quincey lo trovava veniva premiato. Man mano lui ha sviluppato questa sua attitudine a segnalare e, a un certo punto, ha fatto da solo il passaggio, sentendo l’odore, che era Chiara.

In questo percorso, che stiamo ora affrontando anche fuori casa, sono stati fondamentali tutti gli istruttori di Progetto Serena: loro ci sono sempre stati, a qualsiasi ora del giorno o della notte.

Quincey spesso percepisce le crisi prima del sensore.
C- Sì, la prima volta che è successo non capivamo perché Quincey segnalasse, visto che i miei valori andavano bene.
Dopo 20 minuti, invece, la glicemia iniziò a scendere: Quincey aveva sentito la crisi prima che il sensore potesse rilevarla.

È successo anche altre volte: quando Quincey segnala ora so che devo tenermi monitorata anche se il sensore non ha ancora dato l’allarme.

Detto questo, ovviamente, è bene precisare che Quincey non sostituisce in alcun modo farmaci o tecnologia.
B- Assolutamente. Quincey è meraviglio: oltre a essere un cane allerta è anche un grande aiuto psicologico e… anche fisico. Perché di un cane bisogna prendersi cura e cura vuol dire camminare, passeggiare, vuol dire giocare con lui, vuol dire movimento e per un diabetico è fondamentale

Detto questo 
Quincey non è un sostituto della tecnologia, semmai è una triade, con il glucometro, il sensore e addirittura il microinfusore, cha aiutano Chiara e tutti noi famigliari vicini a cercare di vivere una vita nuova e non una vita diversa.

Chiara, cosa diresti a un ragazzo che scopre di avere il diabete?
C- Direi di non scoraggiarsi, direi di non prendere sottogamba questa cosa ma a braccetto e di andarci insieme. Il diabete non impedisce di fare niente. Anzi, io sono molto maturata rispetto al diabete.

Barbara, e tu? Cosa diresti a un genitore di un figlio diabetico?
B- Che non è facile, ma che bisogna credere davvero in una vita nuova e aiutarli a costruirsi questa vita nuova e non una vita diversa, dove il diabete la fa da padrone.

Perché è giusto che loro abbiamo e coltivino i loro sogni e si può e di deve vivere la vita che loro  desiderano. Con l’esperienza di Quincey, quello che mi sento di dire è che lui per noi ha fatto la differenza.