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Chi sono i bambini intersex e l'oltraggio dell'assegnazione forzata del sesso

Le persone intersex sono rare, ma non rappresentano delle "anomalie genetiche". Cosa significa nascere con organi genitali che indicano un sesso e cromosomi che indicano il sesso opposto? E perché molte associazioni si stanno battendo per impedire l'assegnazione chirurgica del sesso?

Li chiamano intersex, e, benché ci sia ancora molta ignoranza diffusa e parecchi pregiudizi concettuali su di loro, la realtà dei bambini nati con intersessualità è molto meno rara rispetto a quello che si pensa. Circa 30 milioni di bambini nel mondo (tra lo 0,05% e l’1,7% della popolazione, secondo i dati di uno studio olandese condotto nel 2015 e delle Nazioni Unite) nascono con tratti intersessuali, ovvero con un’anatomia riproduttiva o sessuale che non rientra nelle definizioni tipiche di maschio o femmina. Con il termine intersex si intende quindi proprio quella categoria di persone venute al mondo con caratteristiche sessuali particolari, che non rende possibile l’attribuzione di un genere sessuale preciso.

Come si riconosce l’intersessualità?

Fonte: web

Bambine nate con un clitoride piuttosto grande, senza apertura vaginale, oppure bambini con un pene molto piccolo e con organi riproduttivi femminili. Queste sono alcune delle caratteristiche primarie che aiutano a riconoscere un bambino intersex. Ma a volte l’intersessualità può essere data da un corredo genetico in cui sono presenti cellule con cromosomi sia maschili sia femminili. Insomma, le caratteristiche sessuali di queste persone non rientrano nella tipica definizione binaria di ragazzo o ragazza.

Le differenze nello sviluppo sessuale possono dunque essere nei cromosomi, negli organi interni oppure nei genitali. Può capitare che alcuni tratti intersessuali non vengano scoperti fino a quando la persona non raggiunge la pubertà, oppure nel momento in cui tenta di concepire e scopre di avere delle difficoltà, mentre altri sono evidenti alla nascita. In alcuni casi i bambini possono anche presentare un mix di genitali maschili e femminili; in generale, esistono più di una dozzina di condizioni intersessuali, la maggior parte delle quali sono genetiche, mentre altre sono causate dalla divisione cellulare atipica. Spesso l’intersessualità può trovare una causa negli ormoni, capaci di influenzare lo sviluppo di un bambino in utero. Per esempio, una donna può assumere ormoni maschili per trattare l’endometriosi grave prima di sapere di essere incinta, o produrli attraverso un tumore ovarico. Ma le condizioni di intersessualità si verificano anche quando i bambini producono alti livelli di ormoni maschili o non sono in grado di rispondere a questa situazione.

Le terapie usate in passato

Da un punto di vista medico, l’intersessualità è considerata come una patologia, la Dsd (acronimo di Disordine della Differenziazione Sessuale); ma molte associazioni di intersex tengono a sottolineare che non si possa parlare di una malattia.

Queste variazioni infatti generalmente non minacciano la salute fisica, dato che eventuali problemi di salute sono, oltre che sporadici, legati a particolari circostanze, eppure spesso le persone con queste variazioni biologiche subiscono una pesante medicalizzazione, dipendente soprattutto da implicazioni di carattere “morale” rispetto al genere sociale. Molti dei nati con caratteristiche sessuali o riproduttive intersex sono sottoposti a interventi chirurgici, con operazioni invasive e irreversibili che, naturalmente, possono lasciare un trauma profondo. Il tutto nel tentativo di “normalizzare” la situazione.
Solo negli anni ’90 gli adulti intersessuali hanno cominciato a esporsi per denunciare i danni ricevuti dal trattamento medico eseguito durante l’infanzia: sterilità, dolori, cicatrici, incontinenza, perdita di sensibilità genitale e depressione possono infatti essere le conseguenze, disastrose, di anni di medicalizzazione e interventi chirurgici. Senza tenere conto delle pesanti implicazioni psicologiche, legate ai sentimenti di vergogna ed esclusione sociale.

Insomma, non più tardi di trent’anni fa per gli intersex esistevano terapie non dissimili da quelle che alcuni vorrebbero mettere in pratica su gay o transessuali, volti a “normalizzare” la situazione.

Nel frattempo, proprio per dare voce agli intersex, sono sempre di più le persone che hanno avuto il coraggio di rompere il silenzio intorno al tema, su tutte la famosa modella belga Hanne Gaby Odiele che ha deciso di rivendicare la sua condizione di intersex.

“È molto importante per me in questo momento rompere il tabù” ha detto la modella in un’intervista per Vogue del gennaio 2017.

Ciò su cui le associazioni di intersessuali puntano è l’eliminazione della prassi volta ad assegnare chirurgicamente il sesso ai neonati che presentano anomalie genitali a operazioni chirurgiche e delle cure ormonali che cercano di omologare gli intersessuali, senza che venga loro data l’opportunità di esprimere la propria opinione. Non sono rari, infatti, i casi di bambini intersessuali operati a pochi mesi dalla nascita e assegnati a un sesso, che, una volta raggiunta l’età adulta, hanno mostrato caratteristiche sessuali secondarie e comportamentali del sesso opposto, con conseguenze umane, sociali e sanitarie importanti.

L’assegnazione chirurgica del sesso

La modella Hanne Gabi Odiele (Fonte: web)

La maggior parte degli avvocati e dei medici concorda sul fatto che a ogni bambino dovrebbe essere assegnato un sesso subito dopo la nascita, per normalizzare il suo status civile; ma la decisione, naturalmente, è tutt’altro che semplice per i genitori, i quali devono necessariamente prendere in considerazione non solo l’aspetto dei genitali dei loro figli, ma cercare anche di prevedere – cosa praticamente impossibile – il modo in cui questi ultimi svilupperanno la propria personalità e percezione di sé.

A partire dagli anni ’60 i medici hanno eseguito interventi chirurgici sui bambini, al fine di assegnare loro un sesso per via chirurgica; spesso gli interventi si sono resi necessari per questioni mediche, ad esempi nel caso di bambini privi dell’apertura urinaria a flusso libero. Ma a dire il vero, nella stragrande maggioranza dei casi, la chirurgia viene eseguita esclusivamente per fare in modo che l’aspetto di un bambino corrisponda al sesso assegnato, e questa è una pratica decisamente controversa verso cui si stanno levando sempre più alte le proteste e le mobilitazioni. Amnesty International, fra gli altri, ha lanciato una campagna contro quella che è una vera e propria mutilazione genitale che costituisce una grave violazione dei diritti umani.

Recentemente anche la Intersex Society of North America ha proposto delle nuove linee guida bioetiche nel trattamento d’intersessualità, che mirino principalmente al benessere del paziente come obiettivo esclusivo. Nella valutazione del singolo caso devono essere tenuti in considerazione non solo i fattori somatici, funzionali e fenotipici, ma anche quelli genetici ed endocrini.
Ma il vero presupposto da cui la riconsiderazione dell’intersessualità parte è che il riconoscimento del sesso biologico appartiene a una sfera più ampia di valutazione di un soggetto e della sua identità sessuale.

Secondo queste nuove linee guida, gli interventi chirurgici devono essere limitati solo ai casi in cui vi sia una reale minaccia per l’integrità fisica e la salute di un soggetto, non per assecondare i desideri dei genitori nella scelta di un genere sessuale da attribuire al bambino; allo stesso modo, è assolutamente ingiusto forzare la persona intersessuale a una accettazione di sé non voluta, cosa che molto facilmente si verifica quando l’operazione avviene in età precoce, e il bambino non ha ancora pienamente sviluppato la consapevolezza di sé e della propria identità sessuale. L’operazione di assegnazione del sesso, casomai, dovrebbe essere fatta esclusivamente solo previa espressa volontà di ricorso al trattamento medico da parte della persona stessa, non per questioni di accettazione sociale.

A chi rivolgersi in Italia?

Le persone con intersessualità in Italia possono fare riferimento all’associazione www.iosonointersex.it, creata proprio per fornire supporto e assistenza a ogni soggetto che si trovi ad avere a che fare con una persona intersex (quindi non solo la persona stessa, ma anche i familiari o i medici) e per abbattere i tanti pregiudizi che ancora circondano l’argomento.