Gender Pain Gap: perché il dolore delle donne non viene creduto ed è curato meno

Malattie invisibili, meno attenzioni e diagnosi meno attente e in ritardo. Ecco cos'è il Gender Pain Gap, quando il dolore femminile non viene creduto e gli stereotipi di genere hanno la meglio sulla realtà

Senza sbagliarci di molto, potremmo dire che ognuna di noi l’ha provato almeno una volta, magari quando durante l’arrivo delle mestruazioni non siamo state ascoltate e credute del dolore fisico sentito, o quando ci si è trovate ad aspettare per ore in una sala di attesa dell’ospedale, per poi sentirsi dire che no, il dolore per cui ci si trova li in realtà non è nulla, non c’è, quasi a dire che lo abbiamo inventato o che è solo nella nostra testa. Una tendenza alla sottostima dei problemi femminili che ha un nome ben preciso, Gender Pain Gap.

Cos’è il Gender Pain Gap e perché esiste

Si tratta, infatti, di un fenomeno ben preciso, e che avviene ogni qualvolta il dolore fisico che una donna riferisce di provare a un professionista del sistema sanitario, viene non trattato e sottostimato, considerandolo in modo superficiale e non adeguato a causa di un pregiudizio di fondo legato al genere. Soprattutto posto in riferimento al fatto, che studi alla mano, gli stessi sintomi riferiti da un uomo vengono creduti e messi sotto indagine nel modo appropriato.

Una disparità di trattamento che nasce da pregiudizi culturali e sistemici e che porta a minimizzare e sottovalutare le esperienze di sofferenza che vivono le donne, etichettandole come sintomi legati all’instabilità emotiva e come esagerazioni di ciò che realmente si sente.

Un problema che trova radice negli stereotipi di tipi culturale e che si riflette nel fatto che, visto che le donne sono coloro che per natura possono diventare madri, portare avanti una gravidanza e partorire, sono anche più capaci di sopportare il dolore in modo “naturale”, e che quindi non ci sia necessità di lenirlo.

Secondo un sondaggio fatto su oltre 110.000 donne nel Regno Unito, per esempio, il 50% delle intervistate ha dichiarato che il proprio dolore fosse stato ignorato o trascurato, soprattutto in caso di dei sintomi correlati alla salute mestruale, che vengono ritenuti prevedibili e accettati come un aspetto naturale legato dell’essere una donna e quindi non meritevoli di cure mediche. Ovviamente senza tenere conto del fatto che, le mestruazioni, non dovrebbero fare male.

Allo stesso modo, poi, nel corso del tempo, molte volte le donne sono state tacciate di instabilità emotiva, e a molte di queste, di fronte a dolori fisici apparentemente inspiegabili, veniva associato un problema legato alle mente, come l’isteria e fino alle malattie psicosomatiche.

La medicina ha un problema di genere? Dati e studi scientifici

Prima che possiate pensare che quanto appena detto siano supposizioni, è bene sapere che esistono diversi studi a riguardo, e che in tutti il Gender Pain Gap viene segnalato come reale, riscontrabile e altamente presente.

Un problema concreto, quindi, e che le donne, o meglio le bambine, iniziano a sperimentare già da piccole, in un’età compresa fra i 10 e i 15 anni, quando si dovrebbe avere ancora più attenzione.

Uno studio commissionato da Nurofen, per esempio, dimostra come nel 2023, ben l’11% delle donne intervistate su 5000 persone, meta uomini e metà donne, abbia dichiarato di aver dubito il Gender Pain Gap, venendo ignorate o non credute nel proprio dolore.

In più è emerso come le donne britanniche, impiegano molto più tempo degli uomini a ricevere, a parità di sintomi, una diagnosi medica. Un dato che, secondo un terzo delle donne intervistate, è dovuto al fatto di non essere state credute, ascoltate o prese sul serio dal personale sanitario.

In un altro studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association è emerso come, le giovani pazienti di età compresa tra 18 e 55 anni che si sono presentate al pronto soccorso con dolore al petto, hanno avuto un tempo di attesa più lungo del 29% per la valutazione di un potenziale infarto rispetto agli uomini. Un dato che peggiora per le donne di colore, unendo il Gender Pain Gap alla discriminazione  per il colore della pelle.

Perché il dolore delle donne viene spesso sottovalutato

Ma perché si assiste in modo sistemico al Gender Pain Gap? Proprio per i motivi che abbiamo detto sopra. Di base, infatti, il motivo ha radici culturali e nella convinzione che le donne, in quanto possibili madri per natura, abbiano una soglia del dolore per la quale possono sopportare più a lungo anche dolori di maggiore intensità. Ma non solo. Allo stesso modo, poi, di pensa anche le donne abbiano una stabilità emotiva minore rispetto agli uomini, e che sia siano troppo ansiose, percependo più dolore in modo più acuto rispetto a quanto lo è in realtà.

Un controsenso, se proprio vogliamo guardare, ma che alimenta da anni e anni il Gender Pain Gap e la sofferenza in chi lo riceve. La mancanza di attenzione e di cure nel modo adeguato, infatti, influisce in modo negativo sulla salute mentale di chi si trova in questa condizione, arrivando anche a credere alle dinamiche che portano al Gender Pain Gap e che, il proprio dolore, non sia reale.

Malattie femminili ignorate: endometriosi, fibromialgia e altre condizioni

Un problema che, soprattutto in alcune tipologie di patologie, spesso non ancora ben conosciute o che non trovano una diagnosi facile, si manifesta in modo esponenziale.

Nel marzo 2024, per esempio, Endometriosis UK, ha pubblicato dei dati ottenuti su 4371 partecipanti a  cui è stata diagnosticata l’endometriosi. Il sondaggio dimostra un aumento dei tempi di diagnosi in tutto il Regno Unito a partire dal 2020, in media di 9 anni. Nella maggior parte dei casi, poi, le donne hanno dovuto recarsi dal proprio medico più di cinque volte prima di ricevere una diagnosi e la metà delle intervistate si è dovuta recare al pronto soccorso, andando spesso incontro ad atteggiamenti poco professionali e superficiali da parte dei medici.

Stessa cosa accade per la fibromialgia, una patologia che colpisce prevalentemente le donne e che si manifesta con dolori diffusi e intensi a muscolitendini e legamenti, con un aumento della tensione muscolare e della rigidità dell’apparato locomotore e con una pesante sensazione di affaticamento.

Sintomi che, però, possono essere anche legati a stati di ansia o depressione fino anche a disturbi psichici, e che spesso vengono liquidati proprio come associati a questi piuttosto che alla malattia della fibromialgia.

O ancora la vulvodinia, una condizione dolorosa cronica che colpisce la zona vulvare e che provoca bruciore, sensazione di punture e dolore. Sintomi che però, spesso, non hanno cause visibili o neurologiche evidenti.

Ma anche il lupus, la neuropatia del pudendo, l’emicrania, la dispareunia (il dolore ricorrente alla zone genitale durante la penetrazione in un rapporto sessuale), ecc. Tutte malattie considerate invisibili e che, troppo spesso, rendono invisibili anche chi le sopporta, alimentando il Gender Pain Gap.

Come combattere il Gender Pain Gap: strategie e soluzioni

Malattie che però esistono, sintomi che, per chi li porta, diventano debilitanti, invalidanti e che danneggiano la qualità della vita, spesso anche limitandola in modo pesante. Sia per il peso del doloro fisico portato, sia per quello emotivo e mentale generato dal non essere credute, ascoltate e trattate come pazienti.

Un problema che deve essere risolto e che si può colmare con un’educazione al rispetto e allo sradicamento degli stereotipi culturali che ci portiamo dietro da anni e che non hanno nessuna base scientifica per esistere.

Ma anche grazie a programmi che stanno via via nascendo, il cui scopo è quello di migliorare la conoscenza delle ragazze nella gestione del ciclo mestruale e la loro autonomia nel farlo, ma anche trovando soluzioni concrete che vadano a migliorare la formazione medica. Ma anche l’empatia, l’attenzione, la cura e che eliminino il non credere a ciò che viene riferito solo perché non visibile, dando importanza a chi sta male senza che esistano pazienti o sintomi di serie A o di serie B, ma creando una rete e soluzioni che abbraccino chiunque, indipendentemente dal sesso e con le medesime modalità e tempistiche.

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