Esistono talmente tanti tipi di camminata che è difficile non confondersi. Il fitwalking è una pratica diffusa, ma non troppo. Spesso e volentieri lo si confonde con il race walking, che in italiano è la semplice marcia; per certi versi può sembrare molto simile, e questo è vero, ma la differenza tra i due è che il fitwalking non è affatto competitivo, mentre invece la marcia viene anche praticata alle Olimpiadi.

Non a caso, infatti, la versione agonistica del fitwalking è rappresentata proprio dalla marcia.

Il fitwalking è una parola composta da due parole inglesi: “fit (fitness) – forma fisica” e “walkcamminata“; in italiano si può tranquillamente tradurre con “camminare per il benessere” e già da qui si capisce qual è il suo scopo e perché non può essere praticato come un vero e proprio sport.

Questa disciplina si pratica presso più in gruppo, ovviamente, all’aria aperta ed esistono tre stili differenti: life style, performer style e sport style. A rendere differenti questi tre stili è la velocità del passo e capirlo è molto semplice: il life style ha un passo leggero e più tranquillo, il performer style ha un passo più marcato e lo sport style ha un passo molto più veloce e (come anche suggerito dalla parola stessa) più sportivo.

In Italia, questa disciplina si è diffusa grazie all’ex atleta campione olimpico della marcia e due volte campione mondiale Maurizio Damilano (il quale ha ideato anche il nome). Tale disciplina è considerata un toccasana per i rapporti sociali, poiché essendo destinata al gruppo e non avendo carattere competitivo, favorisce la comunicazione e la socializzazione.

Il fitwalking comporta diversi benefici per la salute sia fisica che mentale. Negli Stati Uniti (nazione in cui è nata la disciplina), per esempio, si è diffuso grazie alla sua capacità di combattere lo stress.

Ma vi starete chiedendo come mai, se nata negli USA, è stato l’atleta italiano Damilano a coniare il nome. Il fitwalking esisteva già; all’epoca (e ancora adesso), nei paesi anglosassoni viene chiamato power walking o speed walking. Nel 2001, Maurizio Damilano insieme al fratello, non fece altro che apportare alcuni accorgimenti ispirati alla marcia e per distinguerlo ne cambiò il nome.

Ma il fatto che il fitwalking sia destinato al benessere non vuol dire che bisogna camminare a passo lento (altrimenti si chiamerebbe semplicemente camminata); il passo deve essere energico, il ritmo deve essere abbastanza impegnativo e la postura necessariamente curata; questo perché si deve sviluppare la giusta potenza per ottenere i benefici.

Alcune strutture ospedaliere consigliano il fitwalking per prevenire alcune malattie e viene anche prescritto come terapia per “curare” patologie pesanti come diabeteproblemi di natura cardiaca. Attenzione, però, ci teniamo a precisare che ognuno di noi ha un corpo diverso e ci sono discipline più adatte e meno adatte, a seconda della propria condizione medica, è pertanto consigliato chiedere il parere del proprio medico prima di effettuare qualsiasi tipo di sport, soprattutto se si soffre di determinate patologie. Internet può essere uno strumento di consiglio illustrativo, ma non sostituisce il parere medico.

Ma esistono elementi che ci possono spingere a preferire il fitwalking alla classica corsa? La risposta è sì, eccone alcuni:

Meno impatto e meno lesioni

Il fitwalking è una disciplina a basso impatto rispetto alla corsa. Poiché la prima deriva dall’azione naturale di camminare, pone meno pressione sul corpo e sulle articolazioni rispetto alla seconda. I runner, infatti, sono più spesso soggetti a lesioni al ginocchio rispetto a coloro che praticano il fitwalking.

Riesce a motivare

È un dato di fatto ed è innegabile. A meno che la passione per lo sport e la fatica non ci scorra nelle vene, praticare uno sport faticoso ci rende molto meno motivate. In questo caso, praticare il fitwalking ci rende molto più motivate rispetto alla corsa, e questo perché il primo è più piacevole e meno faticoso. Nonostante sia necessaria la presenza di un po’ di sforzo, quest’ultimo non sarà mai così eccessivo come la corsa.

Correre può stressare il sistema immunitario

Camminare, anziché correre (specialmente a lunga distanza) pare non comporti alcun disturbo al sistema immunitario. Quando si corre per distanze molto lunghe si è più propensi a contrarre infezioni. A rivelarlo è il dottor Uwe Schutz dell’ospedale universitario di Ulm (Germania) in una riunione della Radiological Society of North America che si svolse nel 2010. Secondo il dottore, allenarsi per una maratona o eseguirla comporterebbe non solo a bruciare i grassi, ma anche i tessuti muscolari e questo aggrava inutilmente il carico del sistema immunitario. Per questo motivo, è preferibile la camminata o le discipline che ne derivano, come per l’appunto il fitwalking.

È più adatto per le persone in sovrappeso

Come abbiamo precedentemente spiegato, la corsa ha un impatto più alto rispetto alla camminata e alle discipline che ne derivano. Se si è in forte sovrappeso e si corre si rischia di danneggiare i piedi, le caviglie e le ginocchia; soprattutto se ci sono anni di vita sedentaria e/o di scarsa attività sportiva alle spalle, c’è il rischio aggiuntivo di sforzare enormemente il cuore.

Fa bene al cuore

A rivelarlo è una ricerca condotta dal National Heart, Lung, and Blood Institute e pubblicata sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology. Lo studio è durato per ben sei anni e i risultati hanno rivelato che chi pratica fitwalking riduce del 7,2% il rischio di insorgenza di ipertensione, del 7% del colesterolo e addirittura del 9,3% delle malattie coronariche. Gli studiosi hanno dichiarato, dunque, che oltre a poter essere praticata da tutti, questa disciplina è ottima per prevenire le malattie cardiovascolari.

Scarpe da fitwalking

Avete deciso di praticare questa disciplina? Allora non possiamo evitare di darvi qualche consiglio sulle scarpe perfette da utilizzare. Le scarpe sono l’accessorio più importante quando si tratta di camminare (e di correre), soprattutto perché, se scelte in maniera corretta, si possono evitare fastidi (di lieve e grave entità) che possono colpire l’apparato locomotore.

Sono in molti a utilizzare scarpe da corsa, il che non è proprio una cattiva idea, ma se si pratica fitwalking in maniera regolare, è consigliato comprare quelle apposite per la disciplina perché presentano le caratteristiche più corrette.

Per il fitwalking, lo spessore della suola non deve essere esageratamente grosso e la consistenza della gomma deve essere abbastanza dura. Secondo Allegramente Walking, le scarpe ideali sono sia quelle da running identificate come “categoria A2” perché hanno un ammortizzamento medio, sia quelle identificate come “categoria A1” perché sono leggere e poco ammortizzate. Sono altamente sconsigliate, invece, quelle identificate come “categoria A3” perché sono quelle più diffuse tra i runner e sono quelle più ammortizzate e veramente poco morbide. Negli ultimi anni si sono diffuse inoltre quelle identificate come “categoria A6” che sono state realizzate allo stesso tempo appositamente per la camminata; ma in realtà il sito le sconsiglia, perché sono più indicate per il passeggio.

Quindi, le scarpe da fitwalking devono essere estremamente confortevoli, la zona posteriore non deve essere troppo spessa e la suola deve essere ben aderente poiché deve sostenere e ammortizzare perfettamente il piede. Si consiglia di cambiarle almeno dopo un anno di attività regolare, anche nel caso in cui, apparentemente, dovessero apparire integre.

Articolo originale pubblicato il 21 Aprile 2017

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