Il cantante Tiziano Ferro si svela al giornale Buone Notizie, in edicola martedì 7 novembre 2017: un’intervista vissuta più come un excursus che parte fin dai suoi primi successi (come dimenticare l’iconico Xdono e Rosso Relativo, cavalli di battaglia della sua carriera nel mondo della musica?) fino ad arrivare all’ultimo album scritto dal titolo Il mestiere della vita (un inno alla gioia di vivere e cogliere, giorno dopo giorno, le felicità che il mondo ci offre). Ma non solo: con il settimanale, Tiziano Ferro riflette anche su un punto focale e non positivo che ha contraddistinto alcuni anni della sua esistenza: la depressione. Un periodo buio, quasi impossibile da superare se non grazie all’aiuto della musica.

Se non fosse stato per questo mestiere chissà come e dove sarei finito. Sicuramente sarei andato verso il peggio. E non mi riferisco necessariamente all’ipotesi che avrei potuto trasformarmi in un delinquente: la morte civile e morale si nasconde dietro tante maschere. Io per esempio sono un perfezionista e questo lato del mio carattere mi spinge a isolarmi. E da qui alla depressione o alla misantropia il passo è breve. Quindi sì, la musica per me ha fatto miracoli.

Ha spiegato nell’intervista il cantante di 37 anni, originario di Latina. Adesso però la sua vita è diversa e ben lontana dall’Italia: dopo le esperienze a Madrid, Manchester e Milano, ora vive a Los Angeles.

Sono iperattivo e farei fatica a vivere in un posto dove per via della notorietà sarebbe complicato conciliare la privacy con la necessità anche solo di andare a fare la spesa.

Ed è proprio in questa città americana che ha lanciato il suo ultimo album dal titolo Il mestiere della vita – Urban vs Acoustic, acquistabile in Italia da venerdì 12 novembre 2017. Una rivisitazione di quello uscito un anno prima, ma con nuove tracce a impreziosirlo: No vacancy insieme agli One Republic, Mi sono innamorato del celebre Luigi Tenco, il duetto A ti te cuido yo (Lento/Veloz) con Dasoul e infine Valore assoluto con Levante.

Non è un disco in contraddizione con la precedente versione, piuttosto lo definirei complementare. Mi sono divertito moltissimo ad inciderlo perché quando non hai la pressione e l’ansia di dover presentare brani inediti diventa tutto più allegro e leggero.

Ha ammesso Tiziano Ferro al giornale Buone Notizie, spiegando il perché di questa nuova opera. Ma ancora una volta il punto focale dell’intervista sfocia nella musica. Come dimenticarla, in fondo? Un lavoro, il suo, che è riuscito a salvarlo dal tunnel nero che pian piano stava risucchiando ogni gioia lasciandolo inerme con le sue sofferenze e fragilità.

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La depressione è un argomento che ha voluto affrontare anche attraverso un’intervista al Corriere, riflettendo sul suo personaggio pubblico e sulle responsabilità che sente di avere verso tutti i suoi fan.

Il mio è un ruolo che costringe ad interrogarsi e dà voce a tutti quelli che non hanno il coraggio di farlo.

Ha commentato l’artista in un’attenta analisi fra l’ambiente in cui si è affermato come cantante e il suo stesso “io” interiore. Un io dedito alla musica, sì, ma anche alla religione e alla fede, paletti costanti nei suoi giorni che lo hanno aiutato ad affrontare i dolori passati e quelli tuttora presenti:

Per evitare di pensare troppo provo a stancare il corpo stando sempre in movimento. Vorrei sempre tutto sotto controllo, ma è impossibile e inoltre è anche sfiancante. Quello che non riesco a fare lo consegno a Dio. Mi capita spesso di svegliarmi la mattina e di chiedergli di guidare le mie scelte. […] Sono stato fortunato perché ho sempre incontrato preti e insegnanti di religione che esaltavano l’importanza della misericordia facendomi apparire Dio non come un giudice severo e inflessibile, ma come un’entità con la quale dialogare serenamente.

E per quanto riguarda i “presenti” è quindi impossibile non portare a galla il rapporto con Fedez e J-Ax, artisti che nella loro canzone Comunisti col Rolex hanno inserito un tagliente riferimento proprio a Tiziano Ferro. A proposito di ciò l’artista di Rosso Relativo non si è però sbilanciato:

Sono fuori da un certo mondo. Ognuno fa il proprio mestiere, io il cantautore. Senza le mie canzoni non sarei nessuno. Io non sono quella cosa, io faccio quella cosa.

Ha commentato al Corriere, tornando poi a parlare ancora una volta del potere che la musica ha sui giovani d’oggi:

Una volta c’era il rock a tentare di smuovere le coscienze, ad assumere il ruolo di megafono delle proteste. Ora è il pop ad essere più “rivoluzionario” e i ragazzi finalmente si riconoscono in canzoni che parlano della vita di tutti i giorni. Il tempo delle rivendicazioni è finito, adesso la gente ha voglia di vicinanza.

Vicinanza ai brani, ai concetti e collegamenti che essi esprimono. Una vicinanza che oltre a cantarla nelle sue canzoni lo ha portato a essere ambasciatore di Save The Children e battersi per la salvaguardia dei bambini più deboli.

Abbiamo realizzato uno spot che gira intorno alle monetine, quei 2 euro che dimentichiamo nella tasca dei jeans, nei cassetti, che ritroviamo dopo mesi nel fondo di una borsa e che possono fare qualcosa di indimenticabile, salvare la vita di un bambino.

Ha spiegato l’artista. La misericordia, così come la fede nella religione, sono quelle forze che lo hanno portano e lo spingono tuttora verso la beneficenza. Una beneficenza alla quale ha voluto partecipare anche quest’anno, lanciando un appello a tutti i suoi fan e mettendo all’asta tutto il guardaroba del suo ultimo tour: un modo per aiutare e correre in aiuto dei più sfortunati al fine di non farli sentire più soli.

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