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Perché i perfezionisti sono più a rischio suicidio secondo la scienza

Secondo alcuni studi condotti dall'Università dello York esiste un legame stretto tra perfezionismo e tendenze suicide
Perfezionismo

Da anni ci sono studi sempre più approfonditi riguardo il legame tra suicidio e perfezionismo e Gordon Flett, professore di psicologia presso la York University, sottolinea da sempre questa correlazione in molti dei suoi progetti, tra cui la pubblicazione del suo ultimo libro Perfectionism – A Relational Approach to Conceptualization, Assessment, and Treatment scritto insieme a Paul L. Hewitt e Samuel F. Mikai.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno nel mondo muoiono circa 800.000 persone di suicidio e molti di più tentano di porre fine alla loro vita. Nel 2012 il suicidio ha rappresentato nel mondo la seconda causa di mortalità tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Dalla ricerca condotta dai membri della York University emerge che il bisogno smodato di essere sempre i migliori danneggia la salute mentale e fisica e chi è perfezionista potrebbe avere maggiori rischi di cedere alla tentazione del suicidio.

Identikit del perfezionista
Un po’ di perfezionismo non fa male, anzi ci consente di raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo, quando però diventa patologico e guida 24 ore su 24 il nostro quotidiano diventa pericoloso tanto da far diventare la propria vita (e quella degli altri) un inferno. Può diventare invalidante e addirittura portare all’esclusione sociale, il risultato è che il perfezionista viene percepito “perfetto e irraggiungibile” tanto da essere quindi mitizzato e pertanto allontanato: troppo esigente, troppo metodico, troppo automa.
Il perfezionista si pone come obiettivo il raggiungimento di standard sempre più irraggiungili, anche quando li raggiunge non è contento perché pensa che avrebbe potuto fare meglio e quando l’asticella viene posta sempre più in alto le frustrazioni aumentano, diventano sempre più pesanti fino a diventare insopportabili. Molto spesso questi pensieri ed emozioni rimangono ben nascosti all’interno della psiche del perfezionista che invece agli altri sembra organizzato, efficiente, sicuro di sé. In realtà la sua parte interiore è un vero caos: il perfezionista non si piace, pensa sempre di non essere all’altezza, di non fare mai abbastanza e di essere quindi una nullità e di non potersi permettere di far vedere che ha fallito.

Il dottor Gordon Flett ha dichiarato:

I dati mostrano legami stretti tra perfezionismo e disperazione; si dovrebbe valutare l’importanza di un approccio ad personam che riconosca il rischio maggiore per i perfezionisti, loro tendono a provare disperazione, dolore psicologico, stress per la propria vita e una forma di perfezionismo emotivo che limita la volontà a rivelare impulsi suicidi e le intenzioni.

Correlazione tra perfezionismo e suicidio
La situazione di continua insoddisfazione del perfezionista può sfociare in disturbi alimentari come anoressia o bulimia oppure portare a delle dipendenza da alcol o droghe e generalmente il perfezionismo è portatore di disagi psicologici e sociali come ansia, depressione, attacchi di panico, rabbia, aggressività.
Quando l’infelicità raggiunge livelli insopportabili possono sopraggiungere episodi di autolesionismo e arrivare purtroppo anche al suicidio. Voler essere migliori in tutto è un carico che diventa sempre più pesante e quando si comincia a non soddisfare le aspettative proprie e degli altri, si innesca un processo sempre più vorticoso che aumenta la percezione di se stessi come perdenti, l’autostima raggiunge livelli bassissimi e niente riesce più a dare soddisfazione e benessere.
Dai test analizzati dalla York University emerge che ci sono delle categorie professionali maggiormente a richio di perfezionismo, e sono architetti, medici, avvocati la cui professione richiede interventi e progetti di estrema precisione.

Consigli per i perfezionisti
Se pensi di essere un perfezionista la prima cosa da prendere in considerazione è vagliare tutte le regole che ti autoimponi, analizzale bene e cerca di capire se sono regole castranti che di fatto limitano il raggiungimento dei tuoi obiettivi e la realizzazione dei tuoi sogni invece che dare un “rigore” per organizzare il da farsi. Questo non vale solo in ambito professionale ma a 360°: sei contenta del tuo corpo oppure lotti continuamente con bilancia, diete e allenamenti massacranti in palestra? Fai di tutto per essere una mamma, figlia, compagna, collega, capo perfetta?
Non vogliamo dare alcun giudizio né tanto meno consigliarti di mandare all’aria la calendarizzazione dei tuoi progetti, ti consigliamo solo di accettare l’imperfezione perché è quella che rende uniche le cose, che dà brio alla vita e che magari ti fa prendere una strada inaspettata che ti porta prima (e meglio) verso il tuo obiettivo. Il troppo rigore irrigidisce la mente e ogni imprevisto sembra diventare insormontabile: affrontare qualche “fuori programma” ti aiuta a essere umana e ad apprezzare gli sforzi che fai ogni giorno e che ti portano esattamente dove vuoi andare.