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Francia choc: apre la prima "stanza del buco" per drogarsi. La mappa delle narcosale nel mondo e il progetto di Milano

In Francia, precisamente a Parigi, è stata aperta la prima stanza del buco. La notizia ha fatto scalpore, suscitando le reazioni più disparate. Noi vogliamo raccontarvi di che cosa si tratta e come funziona nel resto del mondo.
Fonte: Web
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Una narcosala è un luogo all’interno del quale i tossicodipendenti hanno la possibilità di iniettarsi droghe, ma in un ambiente supervisionato da medici e operatori sanitari. Lo scopo di tali strutture è quello di ridurre i contagi delle malattie trasmissibili attraverso lo scambio di siringhe infette, ma per molti un tale provvedimento non è visto come risolutivo e mirato ad una disintossicazione definitiva, e si teme che l’istituzione di questi luoghi possa fare da calamita per spacciatori e tossici.

La prima sala del buco – vengono chiamate anche così le narcosale – francese è stata inaugurata proprio ieri, 11 Ottobre, a Parigi presso l’ospedale Lariboisière, nella Gare du Nord, quartiere ben noto per il traffico ed il consumo di stupefacenti. Sarà possibile accedervi a partire da Venerdì 14 Ottobre dalle 13:30 alle 20:30, sette giorni su sette. Il progetto ha una validità iniziale di sei anni e presto verranno aperte nuove sedi a Strasburgo e a Bordeaux.

Secondo il Ministro della Salute Francese, Marisol Touraine, fornire un luogo destinato al consumo controllato di stupefacenti, potrà essere utile per arginare il degrado dilagante e per offrire in ogni momento assistenza per chi volesse cambiare vita. Le shooting room (nome in inglese delle stanze del buco) vogliono integrare nella società chiunque viva in condizioni di emarginazione emotiva e sociale, tendendo loro una mano.

1. Come funzionano le sale del buco

Fonte: Web
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Che cosa accade all’interno di questi spazi? Un tossicodipendente – che si procura autonomamente la droga – può iniettarsi eroina e cocaina senza incorrere nel rischio di perseguimento legale. Gli operatori assistono fornendo strumenti sterili e monitorano che non vi siano complicazioni a seguito della dose assunta.

Un governo che sceglie di aprire una struttura simile punta a svolgere un compito ampio: ridurre il contagio di HIV e altre malattie, togliere dalle strade questi drammi che possono avvenire anche davanti agli occhi dei bambini, tutelare il decoro e ancor di più la sicurezza di chi abita in un determinato quartiere e cercare di far fronte ad un’emergenza sanitaria.

2. Le narcosale nel mondo

Fonte: Web
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Ci sono già stati numerosi precedenti a livello mondiale, si contano circa 90 sale del buco, e sono realtà efficaci e inserite nel contesto sociale in stati come Olanda, Danimarca, Spagna, Norvegia, Germania, Canada e Australia. Fu la Svizzera a mostrarsi pionieristica a livello europeo e ad aprire la prima sala da iniezione nel 1986 a Berna, mentre nel 1994 si diede avvio alla somministrazione medica di eroina.

In quale ottica sono state istituite le shooting room all’estero? L’obiettivo primario era quello di mettere a disposizione dei luoghi protetti e garantiti a livello igienico, per consentire l’assunzione di sostanze psicoattive che un cittadino (consumatore) si procura autonomamente all’esterno, senza alcuna forma di sovvenzione o aiuto, e sceglie di assumere all’interno della struttura in cui si fornisce l’assistenza di personale professionale specializzato.

Queste esperienze, in particolare quelle presenti all’interno di stati dell’Unione Europea, hanno rimosso i pregiudizi ideologici, dimostrando una considerevole riduzione dei danni sanitari a seguito del consumo di droghe, perché tali presidi sono luoghi di informazione e di diffusione dei programmi che puntano a far scegliere ad un tossicodipendente di smettere.

3. Il progetto bocciato a Milano

Fonte: Web
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È stata vista come una follia la mozione presentata dal consigliere comunale radicale Marco Cappato, nel 2014 – sotto l’amministrazione Pisapia – atta ad istituire tre “stanze salvavita da iniezione” a Milano. A sostenere il progetto, la sottoscrizione di oltre 5.000 cittadini favorevoli a questa soluzione. La proposta è stata fondata sulla base di una stima della crescita degli indicatori che prevedevano sempre più tossicodipendenti da eroina. L’installazione di tre stanze salvavita sarebbe avvenuta dislocandole nel capoluogo in edifici disponibili e inutilizzati, senza quindi gravare sulla collettività, Le strutture come quelle presenti all’estero sono state viste come dei luoghi dove drogarsi felicemente e in tutta libertà, inammissibili nel capoluogo lombardo secondo molti politici. In ambito legislativo, e su scala nazionale, la proposta escludeva in modo abbastanza esplicito alcuni fatti che costituiscono un reato.
Non è stato tenuto conto dell’aiuto che avrebbero potuto costituire, in termini di sensibilizzazione ad intraprendere un percorso clinico e psicologico di disintossicazione ma a vinto il logico timore degli abitanti della zona.