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Cosa comporterebbe il non farsi la doccia per un anno? Un giornalista ha cercato di scoprirlo, sfidando le convenzioni sociali e focalizzandosi sul punto di vista scientifico.

Un giornalista ha smesso di farsi la doccia per un anno. È stata una scommessa interessante la sua, riportata da Treehugger e The Guardian: cosa voleva provare? La sua ricerca riguardava le convenzioni sociali sulla pulizia? Cercava di provare che l’odore maschio rende l’uomo più virile – come si dice, “l’ommo ha da puzza’”? Oppure cercava di fare una ricerca sulle abitudini quotidiane delle persone? Niente di tutto questo: il giornalista in questione stava approntando una vera e propria ricerca con parametri scientifici: cosa accade al nostro corpo se riduciamo la frequenza delle docce o smettiamo proprio di lavarci? Un quesito interessante, anche se qualcuno ha risposto a esso con un’altra domanda: il giornalista che ha condotto la ricerca è single?

Farsi la doccia: cosa succede?

Farsi la doccia
Fonte: Pixabay

Pensiamoci un attimo. Farsi la doccia è un gesto, un momento più o meno uguale per tutti. Si apre l’acqua tiepida al punto giusto e secondo la stagione, si mescola sulle mani a del sapone, dello shampoo o più in generale a del detergente e ci si lava. Ma non ci si pulisce veramente. In pratica, il corpo umano è popolato di grasso e micro organismi. Ce ne sono alcuni buoni – che vanno a costituire la nostra cosiddetta flora batterica – e altri cattivi. Quando ci si lava non si è selettivi, non si mandano via solo i batteri cattivi, ma anche quelli buoni.

Ma non finisce qui. Perché in effetti, dopo la doccia, il corpo si ripopola di microorganismi e a essere favoriti sono i batteri cattivi, da qui il cattivo odore che avvertiamo, sentendo il bisogno di lavarci di nuovo. È una specie di circolo vizioso. In pratica, si mette a repentaglio l’equilibrio della nostra pelle, che è basato anche sulla presenza di questi batteri. Il corpo umano ha un potere di autoregolarsi senza pari. E questo l’ha scoperto per esempio James Hamblin, un giornalista che ha deciso di non farsi la doccia per un anno per vedere l’effetto che fa.

È stato un processo molto graduale – ha spiegato il giornalista – Mi sono disabituato a farmi la doccia in sei mesi, ritrovandomi a essere meno sporco, meno grasso e meno puzzolente. Sono stato però attento a lavarmi le mani. Mi sciacquo come fossi zuppo dopo una corsa e avessi bisogno di recarmi a cena entro dieci minuti o riceverei una lavata di capo o apparirei poco professionale.

 

La ricerca di Hamblin

Farsi la doccia
Fonte: Pixabay

Tra le cose che sono state scoperte da questo giornalista, oltre a quelle che abbiamo già esposto, ce ne sono molte altre. Cosa significa nel dettaglio, per esempio che il corpo si auto regolamenta? Significa, semplicemente, che la pelle si mantiene sana e in perfetto equilibrio: problemi come acne ed eczemi insorgono maggiormente nel momento in cui inseriamo il sapone nelle nostre abitudini quotidiane. Non solo: anche e soprattutto il mix di acqua e sapone sarebbe negativo per la pelle. Naturalmente parliamo di docce molto frequenti e i benefici non si fermano al corpo umano. Alla fine della sua indagine, il giornalista si è anche spruzzato addosso dei microorganismi buoni, ma questa è un’altra storia. Nella ricerca di Hamblin, si parla anche del tempo trascorso sotto la doccia, davvero tanto, un tempo che nessuno ci ridarà indietro.

Uno di maggiori benefici riducendo la frequenza nel farsi la doccia lo riceverebbe l’ambiente. Si stima che per ogni doccia si utilizzino circa 65 litri d’acqua. Per quanto cerchiamo di stare attenti, sono davvero tanti. E l’acqua è davvero un bene prezioso, soprattutto nelle zone del mondo – e non parliamo solo dei Paesi in via di sviluppo – in cui è un bene anche molto scarso. Quindi ridurre le docce diventa anche un gesto di civiltà nei confronti degli esseri umani, anche se qualcuno potrebbe obiettare dicendo che profumare quando si sta in pubblico sia comunque un gesto di civiltà.