diredonna network
logo
Stai leggendo: Chi ha paura del ginecologo?! I nostri consigli per non averne più!

L'herpes genitale è un'infezione sessualmente trasmissibile. Quando siamo più a rischio?

Lingua a carta geografica: cos'è e come si cura

Spasmofilia, la "malattia invisibile" di chi è sempre stanco

Depurativo antartico: il segreto della dieta tisanoreica

La dieta senza glutine fa dimagrire, fa male o fa bene?

"Qual è la differenza fra Balfolic e Prefolic?"

La sindrome di Stendhal: l'attacco di panico per eccesso di bellezza

Piastrine basse: sintomi, cause e rimedi

"Il vaginismo può essere influenzato dallo stress?"

"Come posso fare a non vedere ormai tutto nero?"

Chi ha paura del ginecologo?! I nostri consigli per non averne più!

Prima ancora della ceretta, la visita dal ginecologo


Prima ancora della ceretta, la visita dal ginecologo è sicuramente uno degli svantaggi dell’essere donna. Un accertamento invasivo ed imbarazzante che fa dimenticare invece quanto sia importante per la salute della donna la 
prevenzione ed il controllo anche in questo ambito. E allora chi meglio di un ginecologo può aiutarci a capire meglio come vincere la paura? Il Dott. Luigi Scaringello accorre in aiuto delle lettrici di Roba da Donne!

La carriera di donna Considerando nello specifico il mondo femminile, la bambina confronta la sua anatomia “esterna” con il fratellino, i genitori, i coetanei confermandosi (più o meno serenamente) nel suo essere “femminuccia”. Il tempo passa e le fondamentali tappe iniziatiche adolescenziali del pubarca (peluria pubica ed ascellare), telarca (sviluppo delle mammelle) e menarca (prima mestruazione), la comparsa di muco vaginale a metà mese per la fertilità e la lubrificazione vaginale da eccitamento sessuale la informano della sua capacità riproduttiva ed erotica e la introducono nel mondo delle donne. La cessazione del flusso mestruale, l’aumento di volume dell’addome con le altre note modificazioni del corpo (tra le quali spicca la lattazione), comunicano il passaggio alla fase successiva dellamaternità. E infine, la definitiva cessazione delle mestruazioni, la secchezza vaginale, la perdita di tono delle mammelle e le altre modificazioni correlate segnano il passaggio alla fase della menopausa. Possiamo considerare la condizione di femminilità come una vera e propria “carriera” che la bimba poco alla volta costruisce attraverso le fisiologiche modificazioni del corpo, il vissuto psicologico che le accompagna ed il bagaglio esperienziale (più o meno sereno se non addirittura traumatico) dell’amicizia, dell’innamoramento, dell’attività sessuale e della maternità. Ma non basta, perché accanto a questi accadimenti “fisiologici” spesso si presentano situazioni di patologia o sintomi più o meno gravi e che minano e mettono in discussione la serenità e la consapevolezza di essere donne ed in più spesso situazioni culturali e di educazione familiare portano a vivere l’anatomia femminile e la loro espressione con sentimenti di vergogna, colpa e paura.

La figura del ginecologo Il ginecologo ha una grande sfida davanti a sé nella costruzione, a sua volta, della carriera di professionista: giocare in difesa e limitarsi alla diagnosi e cura delle patologie ginecologiche, al controllo della fertilità ed alla gestione della gravidanza e del parto, oppure andare oltre e attraverso la comunicazione empatica e l’uso dell’attuale tecnologia (soprattutto dell’ecografia) in maniera strategica fare da “interprete” e “mediatore” tra l’apparato genitale e la donna stessa perchè non siano estranei o addirittura nemici come spesso accade di osservare, benchè inseriti uno nell’altra. Questo significa anche che il professionista deve compiere lo sforzo di allontanarsi dal modello classico “paternalista” dove la donna delega completamente allo specialista la comprensione e la gestione del proprio corpo. Il giusto rapporto vede una relazione professionale dove il medico porta la sua competenza tecnica come conoscitore di funzioni e disfunzioni e la donna come la protagonista e la migliore conoscitrice di se stessa.   E allora perchè in tante hanno il “panico da visita ginecologica”? Perché senza dubbio è uno degli accertamenti medici più intimi e quindi con un più forte impatto emotivo soprattutto tra le più giovani che sono alle prese per la prima volta con questa professionalità Comune in tutte è l’imbarazzo, sempre presente, ma a volte anche una brutta sensazione traumatica che purtroppo ha la conseguenza di spingere molte donne a rimandare il momento della visita oppure farne addirittura a meno. Un comportamento che pone gravemente a rischio la salute ed il benessere del proprio apparato genitale.

Che fare? Si ha paura di quello che non si conosce e quindi il primo consiglio è quello di informarsi sui giornali, su internet o chiedere direttamente in cosa consiste la visita a chi l’ha già sperimentata o al medico stesso. Conoscendo a cosa si va incontro, strani strumenti come il “dilatatore” o “speculum” e l’”ecografia transvaginale” possono assumere sembianze meno mostruose e la paura del dolore può essere, per esempio, vinta esercitandosi sulla gestione dell’ansia: quest’ultima irrigidisce i muscoli e la contrazione della muscolatura vaginale porta ad sentire dolore al momento dell’introduzione dello speculum! La paura invece di essere incinte o di scoprire di essere affette da infezioni o malattie possono essere messe a tacere da una buona educazione e informazione sessuale anche attraverso la lettura degli opuscoli presenti negli ospedali o nei consultori. Poi è sempre meglio scegliere con cura il professionista e preferirne uno che sappia infonderci fiducia, sia nel caso in cui ci sia stato consigliato, sia che ci si possa basare solo sull’aspetto fisico: un aspetto essenziale anche per instaurare un buon rapporto con la propria sessualità poiché ci abituerà a considerarlo non come un semplice medico ma come un esperto capace di rispondere ai nostri dubbi e darci buoni consigli. Inoltre un professionista sensibile saprà mostrarsi affidabile, rispettoso ed amichevole anche con la donna più impaurita, fino ad aiutarla a rilassarsi sia che si tratti della prima visita che della prima gravidanza! Ma anche la psicologia può avere il suo ruolo fondamentale: la paura del ginecologo la maggior parte delle volte diminuisce con l’aumentare dell’età ma se dovesse persistere, un consiglio potrebbe essere quello di domandarsi quale potrebbe essere la motivazione più profonda. Subire un trauma sessuale o un’esperienza di aborto in passato può innescare infatti pensieri irrazionali o fobici che portano ad evitare qualsiasi “esposizione” della parte percepita come lesa (in questo caso quella genitale). In casi del genere uno psicologo può aiutare a dare un nome a queste paure e ad affrontarle per vincerle.

Dott.ssa Cristina Colantuono