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Da cosa dipende il capezzolo introflesso?

Quando non sporge come dovrebbe, si parla di capezzolo introflesso. Generalmente non è sintomatico di nulla di grave, ma quando si allatta potrebbe creare non pochi problemi...
capezzolo introflesso

Una persona che presenta il cosiddetto capezzolo introflesso manifesta l’assenza di prominenza del capezzolo stesso, e questa è una condizione che può interessare indistintamente donne e uomini. Oltre ad essere causa di possibili disagi psicologici, potrebbe rappresentare un problema soprattutto per le neo mamme, nel periodo dell’allattamento.
Ma da cosa è causato?

Cause del capezzolo introflesso

Il capezzolo introflesso dipende da un’anomalia dei dotti galattofori, ossia dei condotti che portano il latte al capezzolo durante l’allattamento; nel caso di introflessione, infatti, si presentano più corti di quanto dovrebbero essere per permettere la naturale fuoriuscita del capezzolo dall’areola, e quest’ultimo è “trattenuto” all’interno della mammella.

capezzolo introflesso
capezzolo introflesso (Fonte: web)

Ci sono diversi gradi di introflessione del capezzolo, in base ai quali il medico può stabilire il trattamento più appropriato.

Nel grado 1, effettuando una pressione lieve sull’areola, si noterà che il capezzolo tende a protrarsi e non torna immediatamente alla sua posizione originaria. Questo è comunque un grado di introflessione non preoccupante, che in genere non provoca problemi durante l’allattamento, e il problema è principalmente di tipo estetico, perché la fibrosi è assente o minima.
Nel grado 2, applicando una pressione verso l’esterno, il capezzolo si protrae prima di ritrarsi lentamente, ed è possibile che già questa condizione influisca sull’allattamento, nel grado 2 la fibrosi è moderata e i dotti galattofori sono leggermente retratti.
Nel grado 3, anche effettuando una manipolazione, il capezzolo non si protrae. È il grado più grave, dove è presente fibrosi e dotti galattofori retratti, e potrebbe interferire seriamente sulla buona riuscita dell’allattamento

Da cosa dipende questo disturbo? Le cause possono essere molteplici: il capezzolo introflesso può esser congenito, ossia presente sin dalla nascita, oppure comparire nel corso della vita, per ragioni diverse, che attengono a fattori come ereditarietà, infiammazione, traumi, interventi chirurgici, l’allattamento stesso, oppure infezioni e cancro.

Capezzolo introflesso e tumore al seno

capezzolo introflesso tumore al seno
Fonte: web

Soprattutto se non si è nati con il capezzolo introflesso, è importante effettuare una visita senologica specialistica, perché il capezzolo è una vera spia del tumore al seno: a seconda dei suoi cambiamenti si può capire se è il caso di rivolgersi al proprio medico. Uno dei sintomi del tumore al seno, in effetti, è appunto la retrazione del capezzolo, ovvero un capezzolo che si ripiega su se stesso anziché sporgere in fuori.

I rimedi contro il capezzolo introflesso

Generalmente, se il capezzolo introflesso è di grado 1 o 2, non necessita di trattamenti invasivi di tipo chirurgico, ma possono essere sufficienti trattamenti manuali per migliorare la posizione del capezzolo. Se la condizione è di grado 3, invece, è opportuno intervenire chirurgicamente.

I trattamenti manuali del capezzolo introflesso consistono in manipolazioni che mirano a far uscire il capezzolo, oppure nell’utilizzo di dispositivi appositi. Quelli maggiormente consigliati sono:

  • La Tecnica di Hoffman: la tecnica manuale più utilizzata, in cui i pollici devono essere posizionati in corrispondenza dei lati opposti della base del capezzolo, e vanno spinti nelle due direzioni opposte, prima in direzione verticale, poi orizzontale.
    Iniziando due volte al giorno e arrivando a cinque, il capezzolo lentamente tornerà ad assumere la giusta posizione
  • Massaggio manuale: è un massaggio circolare da effettuare con il pollice e l’indice, al fine di stimolare il capezzolo per riportarlo ad una posizione corretta.

Fra i dispositivi, invece, troviamo:

  • Conchiglie per il seno: sono realizzati in materiale morbido e caratterizzati da una forma a disco con un piccolo foro centrale, nel quale dovrà essere posizionato il capezzolo, obbligato così ad assumere una posizione eretta.
    In caso di allattamento, gli esperti consigliano di applicarlo mezz’ora prima di allattare, ma non tutti i giorni. Nel caso in cui fuoriesca il latte, questo non va utilizzato ma gettato.
  • Niplette: è un piccolo dispositivo di plastica che va applicato sopra il capezzolo, e sotto gli indumenti, che va usato cospargendo prima con una pomata specifica l’area del capezzolo, l’aureola e il Niplette. Dopo aver applicato il Niplette, una siringa collegata a un piccolo foro presente sul dispositivo aspira l’aria esercitando una leggera pressione che fa fuoriuscire il capezzolo. Inizialmente andrebbe posizionato per un’ora al giorno, arrivando fino ad otto.

Per curare il capezzolo introflesso che si presenta in forma grave, come abbiamo detto, è possibile intervenire con trattamenti chirurgici, effettuati generalmente in anestesia locale tramite incisione che elimina fibrosi e dotti galattofori troppo corti. Uno dei rischi possibili dell’intervento è la possibilità di non riuscire ad allattare dopo l’operazione.

Capezzolo introflesso in gravidanza

capezzolo introflesso gravidanza
Fonte: web

In molte donne il capezzolo introflesso migliora nel periodo della gravidanza, perché il seno assume una forma più grande e gli ormoni aumentano; perciò è possibile che il problema si attenui con la gestazione. Se però il capezzolo introflesso è presente, si può già pensare a come intervenire dopo la nascita, per non avere problemi con l’allattamento. Certamente la tecnica di Hoffman è indicata anche per le neo mamme, assieme a questi altri possibili “aiuti”:

  • Stimolazione del capezzolo: questo metodo applicato prima della poppata dovrebbe aiutare i capezzoli a fuoriuscire. Si deve stringere il capezzolo tra pollice e indice muovendo le dita per qualche minuto, sfiorare il capezzolo con del ghiaccio avvolto in un telo o con acqua fredda.
  • Tiralatte o siringa: è possibile utilizzare una siringa con un’estremità in silicone che, aspirando, facilita l’uscita del capezzolo.
  • Modellatori plastici: devono essere indossati in gravidanza sotto al reggiseno e, grazie a un foro in corrispondenza del capezzolo, lo spingono verso l’esterno; dopo il parto, invece, possono essere indossati poco prima della poppata.

Anche la posizione durante la poppata può aiutare il capezzolo a fuoriuscire; il bimbo deve imparare il prima possibile ad aprire bene la bocca per afferrare l’areola.